Lettera aperta a Sofri – La gastrite di Platone, Tabucchi

Scritto da: il 18.08.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @SellerioSu Micromega, la famosa rivista di cultura, politica, scienza e filosofia, si possono leggere ogni bimestre interessanti approfondimenti a cura di grandissime “personalità” culturali. Quello è il luogo in cui, in un numero del 1997, prende forma il testo Un fiammifero Minerva, che verrà pubblicato l’anno successivo con un titolo accattivante: La gastrite di Platone.

Il libro viene pubblicato in Italia solo dopo essere stato oggetto di interesse in Francia; il contributo più grosso alla pubblicazione viene da Bernard Comment, che ne ha organizzato la struttura e che viene ringraziato già nell’introduzione. Sembra assurdo che un nostro ottimo scrittore debba essere pubblicato in patria in funzione di una attenzione d’oltralpe.

Questo breve saggio epistolare coinvolge sia la figura dell’intellettuale, sia tre importanti membri della categoria: Tabucchi, che ne è lo scrittore, Sofri, che ne è il destinatario, ed Eco, che ne è lo spunto. Nasce infatti come risposta alla Bustina di Minerva del 24 aprile 1997, intitolata “Il primo dovere degli intellettuali”.

Il tema dibattuto è antico e irrisolvibile: quale dev’essere il ruolo dell’intellettuale, sia esso scrittore o economista, rispetto alla società in cui è inserito? Eco e Tabucchi partono da posizioni opposte: per il primo l’intellettuale deve, seguendo Wittgenstein, tacere quando non sa e “chiamare i pompieri se la casa va a fuoco”; Tabucchi invece privilegia un approccio attivo, quindi propositivo.

Il saggio prende le mosse dall’analisi, compiuta da Eco, del Finnegans Wake di Joyce, dichiaratamente usato dall’autore a fini epistemiologici, per sovvertire i legami causa-effetto non tanto letterari quanto storici. Poi inizia una cavalcata sulla letteratura filosofica, passando dai greci a Pasolini.

Molti dei brani citati risultano introvabili, inficiando di fatto la comprensione del saggio,  ma solo per la prima sezione. Dopo questa si trova una bella e chiara intervista da Comment, che approfondisce i temi ed aggiorna il dibattito, includendo anche le risposte pubblicate sulle varie testate.

A riportare il discorso ad una concretezza ed al suo contesto italiano sono deputate le due lettere scritte da Sofri, molto lucide, dirette, più umane e meno filosofiche. Riflessioni che, lungi dall’essere astratte, parlano di contemporaneità, di storia, di sistema concettuale del nostro paese. Infine, a chiusura, un’ultima lettera di Tabucchi ed un breve appunto, per chi non lo conoscesse, del caso Sofri.

In un centinaio di pagine sono delineate tesi e antitesi dei più illustri intellettuali italiani e, quale sia quella che si condivide, leggerlo aiuta a chiarirsi le idee e, magari, rivedere o confermare la propria posizione. Una lettura rapida ma non immediata.

Resta infine la domanda principale: è colpevole o no Platone di non aver trovato un rimedio alla gastrite?

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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