Le mamme non mettono mai i tacchi, Troncanetti

Scritto da: il 19.09.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @BoopenEccomi qui a recensire un libro appartenente alla categoria, per me incerta, delle pubblicazioni Pod. Non troverete, infatti, questo volumetto negli scaffali delle librerie di fiducia, ma solo online, in quasi tutti gli e-shop dedicati.

Le mamme non portano mai i tacchi ha una struttura tipica del blog/diario, fatto di appunti personali. Mio malgrado ho dovuto catalogarlo tra i saggi, perché per struttura e forma ha il metodo argomentativo, anche se non scientifico, di quel tipo di pubblicazione.

Si sbaglierebbe però a pensare che sia un libro austero, benché la copertina a sfondo grigio non deponga a suo favore; anzi è colmo di delicata (non sempre) ironia sul sottovalutato mestiere di mamma. Per una volta infatti non è un famoso pedagogo o un rinomato psicologo a consigliare, dalla sua cattedra, le neo e future mamme.

Certe argomentazioni possono non essere condivisibili, ma il modo in cui sono esposte è irresistibile e strappa il sorriso anche alle più sussiegose. Perché è fuori di dubbio che questo libro si rivolga direttamente alle donne, instaurando un dialogo confidenziale su “quelle cose che nessuno ti dice dell’essere mamma”.

Si va dal parto alla gestione corretta dei rapporti coi nonni, vicini, amici e zii, fino alla cura di sé, al di là di teorie astratte ma anzi con una presenza continua di rimandi alla vita reale dell’autrice ed alle “tribolazioni” che le produce la convivenza col piccolo Alessandro.

Mi ha divertito molto la parte finale dedicata alle tipologie di mamme: benché io non abbia figli non dubito di appartenere alla categoria delle distratte, forse con una spruzzata degli altri elementi.

Ed ora veniamo alla conferma dei miei sospetti: al di là del buon contenuto e della piacevole lettura, è nettamente percepibile la mancanza della sapiente mano di editori, editor, correttori di bozze e grafici. quale madre comprerebbe un libro di colore grigio, benché smorzato dalle decolleté rosse in copertina?

Il campionario dei difetti spazia dai semplici errori di battitura a quelli di impaginazione, parametri che nessun autore è tenuto a conoscere; è questo, anche, il lavoro editoriale. Ed è un peccato, perché meriterebbe un aspetto adeguato al contenuto.

Mi auguro che qualche casa editrice, anche solo di medio calibro, dia a questa donna il giusto spazio. Per il resto sono sicura, battagliera come traspare dai suoi scritti, che saprà farsi strada.

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