La mente del gatto, Fogle

Scritto da: il 03.08.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

La mente del gatto – Bruce FogleDato il nuovo, recentissimo arrivato nella mia famiglia, ho ritenuto doveroso leggere qualcosa che mi insegnasse a comprendere i comportamenti, gli istinti o anche solo le caratteristiche fisiologiche del felino in questione; su consiglio di un’amica ho quindi letto La mente del gatto di Bruce Fogle.

Come per la maggior parte dei manuali di etologia, veterinaria o semplice curiosità sugli animali, è un libro scritto da un vero appassionato della specie; ma almeno l’autore ammette candidamente sin dal principio che è influenzato dall’amore per i gatti e che non seguirà il rigore autoimposto di alcuni colleghi.

Anzi, ne fa il punto di partenza del saggio, che si presenta quindi non perfettamente scientifico, nella sua forma, quanto piuttosto sentimentale, con esempi che fanno parte del bagaglio di esperienze personali di Fogle. Questo non gli impedisce, però, di scrivere un trattato ricco di notizie scientifiche di rilievo e corredato da un grande lavoro di ricerca.

Anzi, gli consente il superamento della meccanicistica visione Pavloviana, presupposto che chiarisce fin da subito: non è detto che il cane salivi per semplice riflesso; ipotesi molto più plausibile è che abbia acquisito una conoscenza. Così è anche per il gatto, animale dall’intelligenza altrettanto sensibile.

Dopo una prima parte di approfondimento della genetica, della fisiologia, dell’anatomia e della comunicazione felina, arriva la parte psicologica vera e propria, in cui si analizza l’apprendimento, il comportamento predatorio, le differenze di comportamento tra una razza e l’altra e, infine, i problemi più comuni.

Tra la prima e la seconda parte scopriamo quindi il motivo del “riflesso di raddrizzamento”, ovvero per quale motivo il gatto “atterra sempre sulle zampe”; o anche il motivo per cui il gatto fissa imperturbabile un oggetto, un punto, un altro gatto: è un processo di comunicazione o apprendimento. La scrittura semplice e i molti esempi permettono di capire alla perfezione anche i passaggi più tecnici.

Il manuale risulta tanto più indispensabile se si possiede anche un cane, perché analizza anche le differenze sociali, espressive, comportamentali e psicologiche dei due animali domestici più diffusi al mondo, aiutando la comprensione di entrambi e ponendo le basi per una pacifica coesistenza.

Da leggere quando ci si accinge a introdurre un felino nella propria famiglia, ma anche solo per scoprire cosa si cela dietro lo sguardo attento di un micio.

  • http://wdsucks.altervista.org izzy

    Algernon assomiglia anche al mio Devilmaio :)
    ***
    Non so, ma mi stanno antipatici i manuali sugli animali. Scommetto che dicono anche cose interessanti, ma trovo poco cortese analizzare un amico come se fosse un genere o un fenomeno scientifico.
    Alla fin fine sono sempre solo speculazioni, teorie quasi sempre indimostrabili, masturbazioni mentali. Io ho le mie, mi sta stretto leggere quelle degli altri. E poi, trovo più divertente riuscire ad entrare nella testa di un animale da solo, semplicemente vivendici accanto. Farlo con un manuale, si rischia di perdere il contatto necessario per camprendere davvero l’animale, basando tutto quello che si vede sul “sentito dire”.

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    Algernon assomiglia anche al mio Devilmaio :)
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    Non so, ma mi stanno antipatici i manuali sugli animali. Scommetto che dicono anche cose interessanti, ma trovo poco cortese analizzare un amico come se fosse un genere o un fenomeno scientifico.
    Alla fin fine sono sempre solo speculazioni, teorie quasi sempre indimostrabili, masturbazioni mentali. Io ho le mie, mi sta stretto leggere quelle degli altri. E poi, trovo più divertente riuscire ad entrare nella testa di un animale da solo, semplicemente vivendici accanto. Farlo con un manuale, si rischia di perdere il contatto necessario per camprendere davvero l’animale, basando tutto quello che si vede sul “sentito dire”.

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