La libridine – I fantasmi delle biblioteche, Bonnet

Scritto da: il 08.04.10
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

fantasmi delle bibliotecheDi certo ci dev’essere qualche cosa di libidinoso se un appassionato lettore si compra e legge un bel libretto di un editore-scrittore nonché traduttore come Jacques Bonnet che tratta dei problemi di chi legge sul serio e ha a che fare con biblioteche da 20.000 (diconsi ventimila) volumi in su; in questo caso, allora, ci dev’essere qualcosa di più che libidinoso, qualcosa di patologicamente libidinoso. Facendo la somma, tra libri e libidine, vien fuori il neologismo libridine.

In Fantasmi delle biblioteche Bonnet non si definisce un bibliofilo né un collezionista, piuttosto un bibliomane (ce ne sono vari tipi), che nella propria libreria vuole avere un po’ se non quasi tutto; e questo include anche libri d’arte, fotografici e altro materiale multimediale.

Per chi ha una biblioteca casalinga (anche ben fornita) i problemi che incontra per gestirla, benché in misura ovviamente minore, son gli stessi: dove mettere i libri che possono avere formati e misure diversi: si capirà che dai 20.000 in su non basta aggiungere qualche scaffale ove possibile, bisogna pensare a stanze intere se non a locali esterni alla propria abitazione; che categorizzazione seguire per dare a quei libri una collocazione tale da poterli ritrovare con facilità e rapidità.

Son gli stessi problemi in cui ci si imbatte quando si decide che struttura dare ad un database: finché si presume gli elementi siano pochi, la cosa è abbastanza semplice, ma le cose si complicano quando si sa già in partenza che la massa di dati da organizzare è di per sé notevole e lo sarà sempre di più col passare del tempo. Purtroppo, per i libri nessun criterio sembra del tutto soddisfacente: bisogna porre in essere saggi compromessi che fan convivere criteri differenti di catalogazione/collocazione.

Ma Bonnet non si limita ad affrontare questioni molto pratiche: egli tratta tutti i possibili argomenti inerenti a quello principale: la biblioteca (i modi di leggere, come “arrivano” i libri in una biblioteca, le particolari difficoltà di gestione delle pubblicazioni d’Arte ecc.) e, facendolo, riporta curiosità, abitudini, manie e aneddoti di e su scrittori noti e meno noti davvero piacevoli e, spesso, non molto conosciuti anche da lettori “forti” di vaste ed eclettiche letture.

Davvero interessante è il capitolo dedicato ai personaggi letterari e agli autori. Con argomentazioni convincenti e con acume, Bonnet, sostiene che, i personaggi letterari son quelli veramente “reali”, mentre i loro “autori sono solo personaggi fittizi; di loro si conoscono certi dati biografici, che non bastano mai a farne degli esseri veramente reali. Invece la biografia di un personaggio letterario, anche se incompleta – e si dichiara tale – è perfettamente plausibile, così come il suo creatore l’ha voluta.”

Di fatto, di certi autori dell’antichità e vissuti in secoli più vicini al nostro, ben poco sappiamo: Omero, Virgilio, Cervantes, Shakespeare, chi furono realmente costoro? E, in più, a sostegno di questa tesi, c’è anche il vezzo di alcuni autori di presentarsi ed essere conosciuti con uno pseudonimo se non proprio nascondersi nell’anonimato. A questo proposito, Bonnet menziona un libro – Madame Solario – uscito nel 1956, sull’autore del quale si fecero innumerevoli ipotesi, “la più celebre afferma…sia addirittura Winston Churchill” che, ricordiamo, vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1953.

A inizio libro c’è una citazione di Charles Nodier (1780-1844) secondo cui “Dopo il piacere di possedere i libri, nessun altro eguaglia quello di parlarne”. Vero, verissimo, in questa sede di questo piacere ne godiamo sempre.

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