La Grande Opera occulta – Storia e segreti dell’Alchimia, Cortesi

Scritto da: il 20.09.08
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

Copertina @aNobiiAlchimia: una parola che ne evoca altre come segreto, mistero, ciarlataneria, inganno, illusione, ingenuità, credulità. Eppure ci fu (e c’è) chi non la prese affatto sotto gamba.

Alchimia che non è soltanto tentativo molto pratico di trasmutazione del metallo vile in oro tramite una sequenza ben precisa di passaggi ma è altresì, al contempo percorso ed evoluzione spirituale di chi la pratica.

Specialmente nel ’200 e ’300, un percorso pieno di rimandi, simboli e corrispondenze alla concezione religioso-cosmologica del tempo.
Di fatto ma anche spiritualmente, trasmutare il metallo vile in oro era un cammino di purificazione che implicava anche – simbolicamente – una morte e una resurrezione prima di arrivare ad una perfezione che non si sarebbe più corrotta, anche nel corpo.
Di qui, perciò, anche la panacea che guarisce tutti i mali e/o l’elisir di lunga vita (e giovinezza).

Per questa via, dopo le origini arabe, egiziane e anche cinesi dell’Alchimia, non fu un caso che gli alchimisti medioevali fossero spesso religiosi, i primi francescani e i gesuiti: Ruggero Bacone (1214-1294), francescano, anche Tommaso d’Aquino (1224/5-1274) studiarono e praticarono l’Alchimia.

Al di là della figura stereotipata che dell’alchimista ci si è fatti – mezzo illuso e mezzo mago e di sicuro in qualche misura cialtrone – il vero alchimista era in realtà un uomo dalla moralità indubbia, dalle abitudini riservate tutt’altro che al centro dell’attenzione dei più per i suoi studi; rispettoso della Natura della quale cercava di comprendere i segreti e le intime connessioni che dessero una spiegazione e un senso al Tutto.

Ecco perché ciò che studiava e faceva doveva rimaner segreto, occulto, misterioso e poteva esser trasmesso e condiviso soltanto con persone realmente degne. È l’epoca in cui gli studiosi sono “filosofi”, teologi e anche uomini di Scienza.

Poi nel ‘600 con Descartes (Cartesio, 1596-1650) si avrà la differenziazione e la divisione in discipline specifiche. Ma per molto ancora, riconosciuti “Padri” di scoperte o innovazioni scientifiche furono anche alchimisti o, per lo meno a questa disciplina e pratica, s’interessarono: qualche nome illustre: Robert Boyle (1627-1691), indiscusso Padre della Chimica moderna, Isaac Newton (1642-1727).

Forse lo spartiacque tra studiosi di discipline più o meno occulte ed esoteriche e scienziati nel senso attuale del termine, non sta tanto nel metodo adottato: anche gli alchimisti erano, tendenzialmente, quanto mai seri e precisi al riguardo; quanto proprio nell’obbligo di divulgare i propri esperimenti e i risultati ottenuti.

Far conoscere, condividere i propri esperimenti con la comunità scientifica è una prassi che è parte stessa dello studio. Al contrario, per gli alchimisti e per chi studia discipline occulte ed esoteriche in genere, vi è il desiderio e il dovere di far conoscere i propri esperimenti ma non a tutti: solo, come si è detto, a chi veramente lo merita, ossia l’iniziato.

In Storia e segreti dell’Alchimia, davvero ben documentato, Paolo Cortesi, studioso di Filosofia e Storia, nonché bibliotecario, ci accompagna in un viaggio affascinante dove compaiono nomi noti o “già sentiti” – Flamel, Lullo, Paracelso, Fludd, Fulcanelli – ed altri sconosciuti o, addirittura insospettati.

L’Alchimia, nel corso dei secoli, ebbe fortune alterne, fu ufficialmente permessa o ufficialmente negata, bandita e perseguitata; presa sul serio, o trattata col sorriso che si riserva agli ingenui e, pur tuttavia, l’anelito a scoprire e capire ciò che lega i fenomeni e non continuare a vederli come isolati, permane anche nella scienza, basti vedere i testi di Fritjof Capra ed altri scienziati d’oggidì e le teorie unificatrici della Fisica, lo studio dei sistemi complessi e altro.

Ma ci son stati alchimisti anche in un secolo scientifico per eccellenza come il ‘900? Sicuro! E riuscirono mai nella Grande Opera? Chissà!
Quand’anche ci fossero riusciti, non sarebbero certo venuti a dirlo a noi. Peccato!

  • http://www.thedarkspell.splinder.com/ DabriaTiann

    Questo è molto interessante. Brava la nostra Caym XD

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  • http://liblog.bloglist.it/ Caym, alias Livia

    In realtà questo articolo è di Sfranz, il nostro ottimo docente…

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  • Mushin

    Ehm, veramente il post è di Sfranz ;)

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    Mi vengono in mente gli Illuminati di Baviera. Prima o poi andrò a Ingolstadt.

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