Il mondo di Banana Yoshimoto, Amitrano

Scritto da: il 06.10.09
Articolo scritto da . Marzia, vent'anni, studentessa di Letterature europee moderne. Ha acquisito il senso dell'orientamento contemporaneamente a quello critico grazie all'Università La Sapienza. Londinese in una presunta vita precedente. Lettrice, scribacchina e blogger. Se credesse nel Paradiso, lo vorrebbe come quello dei sogni di Virginia Wolf.

Il mondo di banana yoshimotoLeggere Banana Yoshimoto lascia sempre un’incognita profonda terminato il libro. Cosa ho letto? Non perché non consideri il genere umano in grado di districare le intricate trame – ma diciamocelo, spesso e volentieri un po’ trite e ritrite – quanto piuttosto perché: mi piace Banana Yoshimoto o Giorgio Amitrano? La questione della traduzione è una strada senza uscita. Quando leggiamo opere provenienti dall’estero compiamo un atto di fede nei confronti di chi, per noi, compie un lavoro di traduzione e selezione.

Questa fiducia non è sempre incondizionata, spesso le nostre conoscenze di lingue straniere ci permettono di giudicare il testo per quello che è nella sua lingua e per quello che diventa nella nostra. Nel caso del giapponese, però, c’è poco da intuire per gran parte della popolazione italiana. Qualche tempo fa allora ho comprato un libro che è in realtà un libricino, e s’intitola “Il mondo di Banana Yoshimoto”. Firmato proprio Giorgio Amitrano.

In questo collage di interviste, riflessioni e immagini scopriamo qualcosa di più della nota autrice, e soprattutto dell’abilità di narratore – o in questo caso di cronista, forse – del più noto traduttore di letteratura “leggera” giapponese. Giorgio Amitrano ci racconta nel dettaglio i sorrisi e le mosse che contraddistinguono la “piccola” scrittrice, che dalla traduzione di Kitchen dei primi anni 90 si è riconfermata un fenomeno editoriale di anno in anno.

Perché è di almeno un libro all’anno, dice la stessa Yoshimoto, che si deve parlare per essere considerati qualcuno nel campo editoriale giapponese. Questa è solo una delle osservazioni che Giorgio Amitrano riporta fedelmente, e intono alla quale costruisce una cornice di parole che allettano e soddisfano l’orizzonte d’attesa del lettore.

Oltre ad analizzare le opinioni di Banana Yoshimoto sul mondo, Amitrano ci introduce nel mondo della scrittrice che non sempre rispecchia quello in cui viviamo. Se il suo lavoro richiama gli shojo manga per trama e, spesso, per stile, le influenze sono invece più vaste e varie. Non ultimo Dario Argento, di cui si interessa quando l’intervista si trasforma in un chiacchiericcio amichevole, che l’autore del libricino di cui vi sto parlando accenna appena, in maniera delicata, da far venir voglia di appollaiarsi su uno sgabello e osservarli, oltre che ascoltarli.

Così ogni “capitolo” affronta un tema della vita e delle opere di Banana Yoshimoto, che spesso si intrecciano e si sovrappongono, così come i suoi personaggi, che sembrano chiamarsi e rispondersi di romanzo in romanzo.

Amitrano si conferma duplicemente capace: come intervistatore, quando pone le linee guida per aiutare una persona da sempre riservata a rivelarsi al suo pubblico, e come scrittore, quando ripropone e osserva in maniera personale alcuni momenti topici della narrativa dell’autrice.

Grazie a queste pagine, inoltre, ho potuto scoprire i lavori di Nara Yoshitomo, artista contemporaneo del movimento Pop-art.

  • Elfo

    Benchè abbia studiato giapponese non ho letto tutti i libri della Yoshimoto e non mi ritengo una sua fan, per il semplice fatto che trovo un po’ troppo ripetitivi i suoi lavori. Secondo me il suo miglior prodotto è il racconto “Moonlight Shadow”, che trovate in fondo a “Kitchen”.
    Amitrano, che ne conosce benissimo le sfumature, ha un modo di “raccontarla” quasi affettuoso e lo capisco: lui è tra i più bravi traduttori italiani e di certo è degno di fiducia. L’avrà capita molto molto meglio di me. :)

  • Elfo

    Benchè abbia studiato giapponese non ho letto tutti i libri della Yoshimoto e non mi ritengo una sua fan, per il semplice fatto che trovo un po’ troppo ripetitivi i suoi lavori. Secondo me il suo miglior prodotto è il racconto “Moonlight Shadow”, che trovate in fondo a “Kitchen”.
    Amitrano, che ne conosce benissimo le sfumature, ha un modo di “raccontarla” quasi affettuoso e lo capisco: lui è tra i più bravi traduttori italiani e di certo è degno di fiducia. L’avrà capita molto molto meglio di me. :)

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