I mezzi di trasporto nei francobolli d’Italia, Ogliari

Scritto da: il 12.03.09
Articolo scritto da . Sono una mamma bionica e sono sposata con il marito platonicamente perfetto. Ho una casa senza isolamento acustico e cinque bambini molto rumorosi. Porto i capelli lunghi perché ho solo due mani. Sono nata per scrivere: me lo ripeto soprattutto mentre sconto il sacrificio di montagne di panni da stirare. Cucino discretamente e preparo dosi da battaglione. Ho un sogno nel cassetto: il Varese in serie A. Naturalmente i giocatori saranno tutti figli miei!

I mezzi di trasporto nei francobolli d'Italia - Francesco OgliariÈ mancato da pochi giorni un grande personaggio della cultura varesina, Francesco Ogliari. Era un avvocato di Cassazione, ma la sua fama era legata alle ricerche che aveva condotto sulla storia dei trasporti, su cui aveva scritto fittissime pagine e opere a dir poco monumentali: per queste era candidato al Nobel per la letteratura. C’è però un Ogliari meno noto che vorrei presentare in queste righe, e cioè lo studioso dagli interessi letterari, filologici, religiosi ed anche, nella fattispecie, filatelici. I mezzi di trasporto nei francobolli d’Italia è un volume edito dalla Selecta, casa editrice a cui spesso il Nostro affidò i suoi lavori, un saggio della cultura enciclopedica e tuttavia molto rigorosa dello storico varesino.

Pubblicato nel 2003, così come L’altra faccia di Leonardo – un interessante studio che attribuisce al genio da Vinci la paternità della favolistica moderna –, anche questo lavoro di Ogliari sottintende l’amore per la ricerca sulle fonti documentarie e quindi una passione, prima ancora che una formazione, filologica nel senso letterale del termine. Il documento da indagare è quello filatelico: attraverso le emissioni del francobollo italiano dalle origini al terzo millennio l’Autore traccia, da un punto di vista estremamente originale, la storia dei trasporti nazionali, “siano essi privati o pubblici, individuali o collettivi, antichi o moderni”.

Una passione giovanile, quella filatelica, che al di là del dichiarato scopo disimpegnato della nota introduttiva, rimane uno studio dalla prospettiva molto affascinante. Esulando da alcune caratteristiche quali il valore commerciale e la rarità dei pezzi, il francobollo interessa allo storico come fonte iconografica relativa al mondo dei trasporti: come tali, tuttavia, le emissioni dello stato italiano si rendono utili solo a partire dal Novecento.

Infatti, non solo in territorio italiano ma ovunque nel mondo, dal suo esordio nel 1840 (con il penny black del Regno Unito) il francobollo si limitò ad effigiare il regnante di turno o la simbologia del potere, senza particolari intenti estetici. Fu solo a partire dal secondo decennio del Novecento che si impose la doppia strada della simbologia istituzionale e dell’immagine commemorativa, storica o contemporanea: ed è in questo secondo filone che si innesta la ricostruzione di Ogliari.

Raramente le Poste del Regno d’Italia dedicarono spazio a mezzi e veicoli, relegati piuttosto“a complemento di immagini destinate a celebrare eventi di altro tenore”: le crociere sulla Nave Italia, il cinquantesimo anniversario della fondazione dell’Accademia di Livorno, il Decennale della Marcia su Roma, persino i Mondiali di calcio del 1934. Colpisce in tutto questo il fatto che le Poste stesse, utilizzando per la consegna della corrispondenza mezzi di trasporto, siano state da subito soggetto di francobolli celebrativi, a partire dai primissimi esperimenti di posta aerea del 1917.

Nella propaganda di guerra apparve per la prima volta in un’emissione filatelica italiana il treno: era il 1939, l’anno del centenario delle ferrovie nazionali. La prima automobile protagonista di un francobollo fu invece un’Alfa Romeo Freccia d’Oro, nel 1950, legato alla celebrazione del XXXII Salone dell’Automobile di Torino. E potrei continuare la rassegna, ma preferisco lasciare al lettore la sorpresa di scoprire i segreti di questo volume delizioso, potabile anche per chi di filatelia non si intende affatto. Ma a questa recensione, perdonatemi, mi è doveroso un corollario.

fbolloLa bicicletta, uno dei più tradizionali mezzi di locomozione, trovò la sua consacrazione nel 1951 con il bellissimo francobollo dedicato ai Mondiali di Ciclismo su strada di Varese, proprio quelli in cui il commissario tecnico era Alfredo Binda; il francobollo raffigurava un ciclista su strada in piena corsa. Cinquantasette anni dopo, nel 2008, i Mondiali di Ciclismo – giunti alla 75esima edizione – si disputano nuovamente a Varese, la mia città (tra parentesi, mentre stavo partorendo il mio quintogenito).

fbollo1Ebbene, sono tenuti in così grande considerazione che in un primo momento le Poste Italiane non pensano nemmeno all’eventualità di dedicare all’evento un’emissione. Solo in un secondo tempo, il naso bagnato dall’entusiasmo dei due stupendi commemorativi sanmarinesi, viene emesso il francobollo da 0,60 centesimi, che però, pur recando nel dentello i due loghi “Varese 2008″ e dell’Unione Ciclistica Internazionale, non rimanda nemmeno idealmente ad una bicicletta (anche se questa è presente giusto negli annulli speciali).

banner-ibsPer fortuna Ogliari aveva già scritto il suo libro cinque anni prima.

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