Due in uno – In margine a un testo implicito e Tra poche parole, Dàvila

Scritto da: il 19.08.08
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

Copertina @AdelphiCopertina @AdelphiÈ raro che nello scorso secolo un autore si esprima esclusivamente per mezzo di aforismi o, pensieri e scritti brevi. È proprio quello che caratterizza Nicolàs Gòmez Dàvila (1913-1994) – pensatore e scrittore, colombiano di nascita ma europeo per studi e formazione.

Certo, per gli aforismi anche altri autori si sono distinti: il primo nome che viene alla mente è quello di Karl Kraus (1874-1936); ma, in genere sono motti di spirito, volti più che altro a cogliere il lato contraddittorio e/o umoristico di una situazione, di un comportamento tipico di un qualche esempio di umanità. Non è questo il tipo di aforismi che si trova nei due volumi del filosofo sudamericano, presentati da Franco Volpi e tradotti da Lucio Sessa.

In Dàvila l’aforisma, l’apoftegma è il risultato di una riflessione o di una intuizione (forse) fulminea: vuol cogliere l’essenza di ciò che tratta; e tratta degli argomenti più svariati: dalla Letteratura alla Filosofia, alla Filosofia della Scienza, della Storia, alla Religione, all’Estetica alla Politica, alla Linguistica.

Spesso questi aforismi usano il tipico artificio retorico della specularità che sovente ribalta una credenza o un’ipotesi: “Una costituzione politica non dura perché è buona, ma è buona perché dura”.
A volte suonano come paradossali: “I patti più vili nascono dai propositi più alti.”; o sono penetranti definizioni: “L’uomo colto è colui per il quale nulla è privo di interesse e quasi tutto di importanza.”, “Amore è l’atto che trasforma il suo oggetto da cosa in persona.”

In alcuni pare di sentire echi di La Rochefoucauld: “Alcune virtù sono le astuzie di un vizio.” D’altra parte dai tempi di quel grande maestro e di Vauvernagues non si ricordano altri autori simili.

Per Dàvila, la scrittura breve è una scelta: “Scrivere è far sì che la frase aderisca al suo significato senza sbavature.” Quindi non si usino eccessive, inutili parole. E “Il vantaggio dell’aforisma sul sistema è la facilità con cui si dimostra la sua insufficienza. Tra poche parole è difficile nascondersi come tra pochi alberi.”

Dàvila è senza dubbio un autore impegnativo ma nient’affatto noioso, considerando anche che, con questo tipo di scrittura – a differenza del racconto o del romanzo – è possibile una lettura non lineare, fin’anche casuale, quando si sente il bisogno di qualche pillola di saggezza o di qualche pensiero che ci chiarisca le idee.

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