Confessioni di un sicario dell’economia, Perkins

Scritto da: il 16.11.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

confessioni di un sicario dell'economiaPer fortuna di recente i saggi sono scritti in maniera piuttosto narrativa; così, anche quando si tratta di argomenti che non mi sono proprio congeniali, riesco comunque a leggerli abbastanza facilmente. Così è stato anche per Confessioni di un sicario dell’economia, il saggio-romanzo di John Perkins edito da Minimum Fax, capitatomi in mano a causa del lavoro di mio marito.

L’argomento, come è facile intuire anche dal sottotitolo, La costruzione dell’impero americano nel racconto di un insider, è l’influenza, e in molti casi l’ingerenza, del governo e delle multinazionali americane nelle economie in via di sviluppo, sfruttando canali ufficiali e meno ufficiali per ottenere una posizione egemonica.

Il concetto è molto semplice: un paese in via di sviluppo ha un potenziale di crescita molto forte e manca di tutto: competenze, strutture, infrastrutture, manodopera specializzata. Fornendo competenze e formando la manodopera non si creano dipendenze né debiti fra il paese X e la grande potenza.

Se invece si forniscono la struttura, le infrastrutture e la manodopera specializzata, il paese che le riceve sarà presto indebitato a un tasso che non permetterà più di tenere per sé le risorse e la produzione interna, ma costringerà a cedere tutto alla potenza straniera per tentare di rappezzare una voragine che si allarga sempre più.

Perkins spiega come il metodo dell’indebitamento usato dai Sicari dell’Economia sia molto più sottile ed efficace delle azioni di forza spesso intraprese attraverso CIA e altre agenzie americane, presenti nei colpi di stato militari di molte zone del mondo. Ci parla delle connessioni nascoste tra gli eventi, della storia del canale di Panama, del rovesciamento di diversi governi.

Insomma, getta una luce nuova su tanti eventi che avremmo giurato di conoscere e di poter comprendere appieno, il tutto con uno sguardo quasi romantico e spesso dalla parte della popolazione di questi stati. Perkins è un curioso, uno che vuole comprendere i luoghi in cui si trova a lavorare, lasciandosi ammaliare dalle culture locali e prendendo coscienza di quanto di marcio ci sia nel suo operato.

Ma i sicari dell’economia sono tanti, troppi, e finora hanno lavorato talmente bene da causare la sperequazione che è, ad oggi, sotto gli occhi di tutti, con paesi che non possiedono più le loro risorse e la loro economia, tensioni politiche, terrorismo.

Nonostante gli argomenti non siano dei più semplici la scrittura è molto lineare e non si addentra troppo nei dettagli tecnici: è più una testimonianza personale della sistematica opera di distruzione delle economie emergenti.

Testimonianza che vi consiglio caldamente di leggere.

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