Adesso basta, Perotti

Scritto da: il 10.01.11
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

L’inizio di un nuovo anno porta inevitabilmente bilanci, riflessioni, desiderio di cambiamento. Talvolta pensiamo di mollare tutto per una attraente spiaggia brasiliana, o per un’isola tropicale sperduta in cui vivere il nostro paradiso personale. Insoddisfazione personale, sociale e lavorativa condiscono le giornate di tante, troppe persone. E a loro si rivolge Simone Perotti col suo Adesso basta, a metà tra un saggio e un racconto personale sul downshifting.

Edito da Chiarelettere, il libro si basa sull’esperienza personale dell’autore e sulla decisione ragionata di cambiare vita e sottrarsi alle pressioni obbligatorie della nostra esistenza, quelle che ci spingono a studiare, laurearci, lavorare spesso ben oltre ogni orario per poter “avere quello che vogliamo”, o sovente “quello che si è deciso che dobbiamo volere”.

Un meccanismo semplice ma difficile da individuare, quello che ci costringe a lavorare di più per comprare una macchina più potente magari per fare la sola strada che ci porta in ufficio, e per arrivare distrutti al fine settimana, con il solo desiderio di dormire e nulla più. O ancora per comprare oggetti che ci regalino l’illusione di una felicità transitoria, che ci spinge a volere sempre la cosa più nuova, appena uscita, che gli altri non hanno.

L’autore ci racconta di tutto questo, ma anche della ridefinizione dei propri obiettivi e della capacità di ritrovare l’ozio come creatività e non come indolenza, come momento personale e riflessivo, come serenità. Perché “il lavoro nobilita l’uomo” non è del tutto vero quando torni a casa tanto spossato da abbrutirti davanti alla tv. Solo che il cambiamento desiderato non va solo voluto: va programmato e organizzato, per non trovarsi poi depressi e avviliti.

La scelta deve essere consapevole, una decisione ragionata che dipende non dalla frustrazione del nostro quotidiano ma dalla comprensione del fatto che stiamo vivendo una vita che non ci piace, sotto dettami non scelti da noi, e che abbiamo altri obiettivi, altri sogni, altre idee. Solo a quel punto possiamo essere pronti a una semplificazione della nostra esistenza coerente e duratura.

Il volume è interessante e leggibile, anche se in molti punti è piuttosto prolisso, rimandando di continuo per un tot di capitoli a quello che “si dirà” nel libro senza entrare nel vivo degli argomenti. Le  idee esposte sono comunque validissime, e andrebbero diffuse: essere sicuri di quel che si vuole, porsi obiettivi realizzabili e fare ciò che serve per raggiungerli, eliminando il superfluo. Sembra semplice, ma vi accorgerete che non è esattamente così.

Una lettura che vorrei facessero tutti i “carrieristi”, e che ho già passato a mio marito…

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