Il Canto dell’impresa di Igor, Anonimo

Scritto da: il 19.01.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Canto dell'impresa di IgorL’associazione tra poema epico e Grecia antica è solidissima quanto fuorviante. Siamo abituati ad una educazione eurocentrica, che non lascia spazio, nelle antologie scolastiche, a contributi di culture distanti dalla nostra. Eppure sarebbe interessante confrontare Il canto dell’impresa di Igor con la nostra letteratura.

Come molti poemi epici non si hanno notizie della sua genesi, né, tantomeno, dell’autore. Inoltre è tuttora aperto il dibattito che vede opporsi i filologi francesi, convinti di avere a che fare con un falso storico, e i filologi russi e italiani, convinti al contrario della genuinità del testo.

A contribuire al mistero la mancanza di un testo originale a cui far riferimento: benché si possa datarlo nel XII secolo, l’originale andò distrutto in un incendio nel 1800, e ne rimasero solo delle copie tradotte, da cui si tentò una esegesi. Mancano però nelle trascrizioni le scansioni originali del testo poetico, ricostruite a posteriori seguendo la sonorità.

Persino il nome presenta delle difficoltà; il titolo originale, Slovo o Polku Igoreve, ha più di una possibile traduzione. La difficoltà prosegue lungo tutto il testo, tanto da aver dato luogo ad una vasta letteratura critica che tentasse una interpretazione filologicamente corretta.

Al di là delle questioni meramente scientifiche il Canto ha le stesse asperità di ogni poema epico, e sarebbe impossibile venirne a capo senza le preziose annotazioni del curatore; inoltre nell’edizione italiana è presente sia una lunga premessa sia un’appendice con testi sullo stesso argomento ma con svolgimenti molto diversi.

L’argomento, nonostante l’inserimento, avvenuto probabilmente in tempi recenti, di una chiusura filocattolica, è l’epopea pagana del principe Igor, feudatario della Rus’ del sud, attualmente Ucraina, che, nonostante i segni avversi, compie una spedizione contro i Cumani, riportando al principio una vittoria.

Poi, accecato dalla vittoria e dimentico della prudenza, viene accerchiato e sconfitto, e le sue truppe vengono spazzate via. Non mancano richiami alla magia, agli animali totemici, alla personificazione di alcuni elementi naturali; tra queste notevole è la parte del fiume Donec, che è protagonista di un dialogo con il principe.

La lingua è ostica, complessa e su molti piani, che sono sicura di non aver compreso nella loro totalità. Lodevole il tentativo del traduttore di rispettare le sonorità e le figure retoriche dell’originale, con allitterazioni e assonanze. Lo stile è molto distante da quello dell’epica europea, più chiuso, cupo, quasi pessimista; forse è il tema della disfatta a obbligare a questa scrittura.

Purtroppo l’edizione non riporta le note a fondo pagina ma raggruppate alla fine, aumentando la frammentazione della lettura, già non facile. Lo Slovo è comunque brevissimo, e riempie solo 40 (incluso il testo a fronte) delle 179 pagine del volume, la cui restante parte è composta da saggi e testi collaterali.

Una lettura per appassionati, da compiere con pazienza e tempo.

  • http://www.daisettelaghi.blogspot.com Bosina

    Grazie Livia. Sicuramente interessante per il parallelismo cronologico con Chrétien. Quando apprendo di testi del genere mi chiedo se siamo per caso noi ad aver perso nei meandri un secolo di letteratura o se solo abbiamo pochi che si interessino seriamente di filologia!

  • http://www.daisettelaghi.blogspot.com Bosina

    Grazie Livia. Sicuramente interessante per il parallelismo cronologico con Chrétien. Quando apprendo di testi del genere mi chiedo se siamo per caso noi ad aver perso nei meandri un secolo di letteratura o se solo abbiamo pochi che si interessino seriamente di filologia!

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