Chi si ricorda di Mario Marenco? – Il cuaderno delle poesie, Marenco

Scritto da: il 24.09.08
Articolo scritto da . Nato a Padova due mesi dopo l’uscita di Atom Heart Mother. I due eventi non sono correlati ma è per aiutare i più sagaci a capire la mia età e che cd non regalarmi per il mio compleanno. Non mi piacciono: le sovraccoperte dei libri sgualcite e ingiallite, le scatoline dei cd coi dentelli spezzati, le “orecchie” per segnare la pagina. Lavoro, disegno, scrivo, sento musica, vedo gente e faccio cose, tutto questo quasi sempre a Padova.

Copertina @aNobiiChi si ricorda di Mario Marenco? Ricordarsi di Mario Marenco significa ricordarsi di un pugno di trasmissioni televisive e radiofoniche che hanno fatto storia, da Alto Gradimento a L’altra domenica fino a Indietro tutta, e di una serie di personaggi surreali nati dalla mente contorta di questo architetto foggiano, designer di successo e a tempo perso attore, autore, scrittore, performer.

Il cuaderno delle poesie, scritto proprio così con la c, uscì nel 1988 a seguito dell’enorme fortuna televisiva di Indietro tutta, uno dei geniali programmi notturni partoriti dalla mente di Renzo Arbore cui il nostro prendeva parte, ed è esattamente ciò che il titolo fa presupporre, ovvero una raccolta di poesie demenziali.

Dove per demenziale ci si deve proprio attenere a una definizione che ne dà Roberto Freak Antoni: “ciò che è assurdo, bizzarro, evidentemente non plausibile, non eroico, non colto, non istituzionale, anche cialtrone e ridicolo”. E caratterizzato quindi da un uso quasi dadaistico della lingua, da neologismi, da ironia, da una malinconia surreale che si fa sberleffo allo specchio. E anche da qualche colpo di genio.

Alcune di queste poesie sono divertenti, altre sono stranianti, certe lasciano intravedere una profonda tristezza vista attraverso lo specchio deformante del delirio in rima.

Imperdibili insomma. Soprattutto per motivi affettivi, questo è certo, per chi sorride ricordandosi del professor Aristogitone, di Riccardino Lamarmora, di Ramengo e così via.

Ora siccome tanto questo libro non è che lo trovate in giro, perché ce l’ho io e altri quattro gatti, ve ne trascrivo una e vi saluto. Non è che sia la più bella, nemmeno la più divertente, ma è convenientemente breve per la mia pigrizia di dattilografo. E se vi capitasse mai fra le mani un libro di Mario Marenco beveteci un Cabernet, ma di quelli da osteria.

IL SEMAFORO

Tu sei un semaforo
Tutti veniamo da te
Ci fermiamo e ti guardiamo
Tu ci guardi col tuo occhio rosso
Tu ci guardi col tuo occhio verde
Tu ci guardi col tuo occhio giallo
E noi diciamo mannaggia
La notte rimani solo al crocicchio
E non chiudi occhio
Tu vai avanti a forza di volontà
Il giorno dopo sei ancora là
Tranquillo e tutti si arrabbiano.
Quante ne vedi quante ne senti
Tu non perdi la calma
Io ti ammiro
Ma certe volte non capisco come fai
A non mandare tutto a quel paese
O semaforo.

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