A-ulì-ulé, Orengo

Scritto da: il 04.03.09
Articolo scritto da . Sono una mamma bionica e sono sposata con il marito platonicamente perfetto. Ho una casa senza isolamento acustico e cinque bambini molto rumorosi. Porto i capelli lunghi perché ho solo due mani. Sono nata per scrivere: me lo ripeto soprattutto mentre sconto il sacrificio di montagne di panni da stirare. Cucino discretamente e preparo dosi da battaglione. Ho un sogno nel cassetto: il Varese in serie A. Naturalmente i giocatori saranno tutti figli miei!

A-ulì-ulè - Nico OrengoUn buon scrittore solitamente si cimenta in diversi generi e non è raro che affronti anche la materia infantile. È questo il caso di Nico Orengo, apprezzato tanto per i suoi romanzi dalla raffinata estrosità quanto per le svariate pagine che sin dagli esordi ha dedicato ai più piccoli.

La raccolta A-ulì-ulé è una delle sue prime e più celebri prove in questo campo, anche se oggi pare sostanzialmente accantonata dagli addetti ai lavori: non solo mamme, papà e nonni ma anche e soprattutto gli insegnanti della scuola dell’infanzia. Pubblicata nel 1972 da Einaudi, ha conosciuto diverse ristampe fino alla fine degli anni Novanta, dopodiché, con l’esaurirsi delle copie in commercio non risulta più reperibile se non nelle biblioteche. È un vero peccato, perché si tratta di un volume sul quale è cresciuta un’intera generazione –la mia- e che ha fatto trascorrere ore piacevoli con le sue filastrocche, conte e ninnenanne ariose.

Orengo raccoglie, trasportandole in veste italiana, cento e quarantotto poesiole regionali fuggendo programmaticamente il fine documentario o filologico: semplicemente, l’intento è quello di offrire ai genitori un materiale per “intrattenere, recitare, giocare ed improvvisare”. Un canovaccio, insomma, di testi tratti dal repertorio popolare “per recuperare le possibilità della fantasia e dell’avventura”. Una materia variegata in cui le rime, sovente, richiamano immediatamente una melodia nota, fanno riaffiorare un canto familiare.

Nella prefazione l’Autore racconta la genesi di questo libro: “Certe sere, Simone non vuole dormire. Dice: “Mi racconti”. Dice: “Ho male ai denti. Dice: “Ho visto i lupi, tutti quanti. Me li conti?” E io seduto sul letto dico quanti lupi, cerco di fargli passare il mal di denti. E gli racconto”.

Un padre che si accoccola al figlio e cerca di farlo addormentare con una cantilena, perché le fiabe a lui “vengono un poco a metà”. Il mezzo più antico per cullare un bambino: una nenia cadenzata, che abbia un fondo popolare, che sia un ricordo ancestrale. Poesie in rima che sgorgano dai ricordi della propria infanzia, e che conservano fascino ed efficacia benché ripulite dal vernacolo; era giusto l’epoca, quella degli anni Settanta, in cui la televisione stava definitivamente livellando le parlate locali, già digerite dall’italiano – ahimé non quello sublime della sciacquatura in Arno – da un paio di decenni.

Fra i temi cari alla tradizione orale spiccano i mestieri e le attività manuali, gli animali da cortile, i soldati, il cibo; quest’ultimo, forse la materia più battuta, rivela più d’una volta l’origine geografica della nenia. Ecco che una pasta e ceci improvvisamente ambienta la filastrocca nel Salento, la polenta riporta all’area padana, i tortelli a Milano, la semola impastata ad antiche massaie del Meridione.

Alcune filastrocche sono notissime, come Crapa Pelada, Cincirinella o le Tre galline sul comò, altre molto meno; alcune hanno un’impronta linguistica più marcata che le restituisce ad un’area e ad una tradizione precisa, altre hanno una matrice più universale sia nei richiami tematici sia nel lessico. Qualcuna, infine, non ha un senso compiuto, come la conta che dà il titolo al volume, ma è estremamente orecchiabile e racconta i giochi di cortile che si perdono in un tempo e in uno spazio indefiniti.

Le pagine di questo libro colpiscono per l’essenzialità, anche visiva. Lineare è l’illustrazione, nata dalla celeberrima matita di Bruno Munari, grande protagonista dell’arte figurativa novecentesca e della letteratura per l’infanzia in particolar maniera. Un volume insomma da riscoprire sotto molti aspetti, assieme ai nostri bambini, senza aspettare per forza una ristampa d’occasione.

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