Scrivere e pubblicare – dal sito di Michela Murgia

Scritto da: il 22.03.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Io, che da esordiente mai ho creduto nella mia scrittura fino al punto di mandar qualcosa a un editore, mi scopro circondata da persone che non bramano altro che lo scaffale della libreria, scambiando il piacere dello scrivere con il dovere morale di pubblicare, a qualunque costo. Certo, ci sono anche quelli che i libri se li autoproducono perché amano stringere in mano l’oggetto in sè, o regalarlo agli amici senza aspettarsi niente di più. Ma di questi galantuomini io ne ho incontrato solo uno nella vita, mentre gli altri li incrocio continuamente, tutti convinti che se l’hanno scritto va stampato, punto e basta. [...]

È un altro mestiere, dove la prima regola è: non sei tu che decidi che quello che scrivi è buono. Non lo decide nemmeno tua madre, la tua fidanzata o il tuo collega, tutta gente che difficilmente ti dirà mai se quello che hai scritto fa schifo. Se vuoi che scrivere diventi un mestiere, è solo uno del mestiere – dell’editoria, non della scrittura – che può dirti se sei capace di farlo, e se quello che produce la tua fantasia possiede quella cosa bellissima che si diceva un tempo, e che oggi nessuno sembra avere il coraggio di dire più: la dignità di pubblicazione. Decidere di provare a fare mestiere con la scrittura significa prima di tutto affrontare il rischio che uno che ne capisce qualcosa ti dica: “guarda, non è la tua strada”. Si può preventivare anche di sentirselo dire un paio di volte prima di crederci, ma al terzo rifiuto ha poco senso ostinarsi a fare il talento incompreso.

Il lato violento dell’oscuro talento, il sito di Michela Murgia

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    Uhm. Se la signora Murgia da esordiente non ha mai spedito nulla il primo dubbio che mi viene è: come cavolaccio ha fatto ad esordire? Spirito Santo?
    Ma a parte questa domanda amletica vorrei – per una volta – spezzare una lancia a favore degli aspiranti. Dal punto di vista di un autore già pubblicato, e talvolta anche di certi editori, si avverte quasi un senso di disprezzo nei confronti del sognatore che prova a proporre un suo testo. Oddio, disprezzo forse è un parolone, ma in questo momento mi appare il più provocatorio da utilizzare. Non tutti siamo eredi di Shakespeare (purtroppo, o per fortuna)ma se c’è una passione forte secondo me è anche ovvio credere nelle proprie possibilità. Se uno parte scoraggiato in partenza come arriverà mai al famigerato scaffale? Per me a volte un po’ di fiducia in se stessi serve, anzi…talvolta occorre faccia tosta. Gli editori saranno stufi di ricevere testi scritti male e non capolavori, idee banali spacciate per sensazionali e altre amenità del genere, ma…hei non fa parte del lavoro farsi largo nell’oceano e scovare la perla? ;)

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    Uhm. Se la signora Murgia da esordiente non ha mai spedito nulla il primo dubbio che mi viene è: come cavolaccio ha fatto ad esordire? Spirito Santo?
    Ma a parte questa domanda amletica vorrei – per una volta – spezzare una lancia a favore degli aspiranti. Dal punto di vista di un autore già pubblicato, e talvolta anche di certi editori, si avverte quasi un senso di disprezzo nei confronti del sognatore che prova a proporre un suo testo. Oddio, disprezzo forse è un parolone, ma in questo momento mi appare il più provocatorio da utilizzare. Non tutti siamo eredi di Shakespeare (purtroppo, o per fortuna)ma se c’è una passione forte secondo me è anche ovvio credere nelle proprie possibilità. Se uno parte scoraggiato in partenza come arriverà mai al famigerato scaffale? Per me a volte un po’ di fiducia in se stessi serve, anzi…talvolta occorre faccia tosta. Gli editori saranno stufi di ricevere testi scritti male e non capolavori, idee banali spacciate per sensazionali e altre amenità del genere, ma…hei non fa parte del lavoro farsi largo nell’oceano e scovare la perla? ;)

  • http://liblog.blogdo.net Only

    [quote]Decidere di provare a fare mestiere con la scrittura significa prima di tutto affrontare il rischio che uno che ne capisce qualcosa ti dica: “guarda, non è la tua strada”. Si può preventivare anche di sentirselo dire un paio di volte prima di crederci, ma al terzo rifiuto ha poco senso ostinarsi a fare il talento incompreso.[/quote]

    Purtroppo non sono convinta che il tutto sia un’equazione così semplice da risolvere. E se anche Stephen King o la Rowling avessero smesso dopo il terzo rifiuto? La verità è che loro, credendoci fino in fondo, non hanno smesso di insistere neanche dopo il decimo rifiuto. Perché credo che chiunque scriva, sotto sotto, aspiri a essere pubblicato: è normale ambizione di voler riconoscere quello che si crede un talento. Che ci sia davvero gente che scriva per il puro piacere di farlo, senza nessun secondo fine? Forse qualche raccontino qua e là, qualche poesia, ma il sudore e la fatica di scrivere un romanzo? Scriverlo per il puro piacere di farlo? Mah, io non ne sono poi così convinta.:)

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    [quote]Decidere di provare a fare mestiere con la scrittura significa prima di tutto affrontare il rischio che uno che ne capisce qualcosa ti dica: “guarda, non è la tua strada”. Si può preventivare anche di sentirselo dire un paio di volte prima di crederci, ma al terzo rifiuto ha poco senso ostinarsi a fare il talento incompreso.[/quote]

    Purtroppo non sono convinta che il tutto sia un’equazione così semplice da risolvere. E se anche Stephen King o la Rowling avessero smesso dopo il terzo rifiuto? La verità è che loro, credendoci fino in fondo, non hanno smesso di insistere neanche dopo il decimo rifiuto. Perché credo che chiunque scriva, sotto sotto, aspiri a essere pubblicato: è normale ambizione di voler riconoscere quello che si crede un talento. Che ci sia davvero gente che scriva per il puro piacere di farlo, senza nessun secondo fine? Forse qualche raccontino qua e là, qualche poesia, ma il sudore e la fatica di scrivere un romanzo? Scriverlo per il puro piacere di farlo? Mah, io non ne sono poi così convinta.:)

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