Poi mi sorrise, amichevolmente, e così come sapevo settimane prima che saremmo finiti a letto quella notte, così capivo che non sarebbe successo di nuovo. Non avrebbe funzionato. Sapevo che non ci saremmo più rivisti, a causa di quella foto che tenevo sul mio comò e perché la luce la illuminava quel tanto che bastava perché entrambi la vedessimo. Il modo in cui disse la prossima volta che ti dovesse capitare. Intendeva, la prossima donna. La prossima lei. E pensai, Fantastico. Fantastico come avrei dovuto rifare tutto daccapo, i film e le cene, i baci graduali, il gioco della seduzione, capirsi a vicenda, tutto per finire sempre lì. Cristo, pensai, dovrò rifarlo per dieci volte, o anche di più. Chi poteva dirlo? Non io: ero l’ultimo che poteva saperlo. L’ultimo in tutto il mondo. E all’improvviso fui contento di aver tenuto quella foto di mia moglie sulla credenza, illuminata dalla luce, così che potessimo tutti vedere di chi fosse la colpa. La odiai, la odiai fortissimo in quel momento. Ma passò.
l'autore di questo articolo è Livia. Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice.
Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva. (Scrivi all'autore).
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