Parola di Chiara Fattori

Scritto da: il 04.11.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Io sono agnostica, ma da bambina ho fatto tutti i sacramenti e il catechismo, e mi piaceva anche. Mi piacevano le parabole. La Bibbia l’ho letta tutta e credo che sia un gran libro. Tra le parabole che ci insegnavano c’era quella dei “talenti”: solo chi fa fruttare i propri talenti, le propre capacità, andrà in Paradiso. Il padrone dà un talento ad ognuno dei suoi tre servi, il padrone è Dio e a tutti i suoi figli dà un talento.
Ora, se ognuno ha il suo talento, non tutti potranno avere quello dello scrittore, qualcuno ci avrà quello dell’insegnante, dell’elettricista o del sacerdote, ma qualcuno quello dello scrittore ce l’avrà!
Ecco che in America, se un ragazzo a diciotto anni pensa di averlo, questo talento, può andare all’università e imparare come si fa a farlo fruttare. In Italia no. In Italia il talento dello scrittore non è certificato, la capacità di scrivere non è una professionalità, la cultura non è una cosa di cui si può campare, non ha valore, non gli si dà valore.

Chiara Fattori, Il talento dello scrittore

  • http://insaneconomy.blogdo.net Ignax

    Non condivido in pieno il tuo pensiero anche perchè faccio un po’ fatica ad associare cultura e sapere scrivere e vederli nel modo in cui lo esprimi tu.
    Il talento dello scrittore e il sapere scrivere non sono un valore e nemmeno gli editori (quelli a pagamento ovviamente) lo fanno diventare tale.
    La cultura è un tema molto più ampio secondo me e fonda le sue basi nella società in cui anche lo scrittore cresce e si forma e pertanto se la società ha modelli sbagliati, lo scrittore se non si allinea parla ad un target inesistente.
    Per quanto meccanicistico e cinico possa sembrare, ma è la legge della domanda e dell’offerta e se si pensa alla scrittura e alla produzione di cultura come ad un prodotto/servizio sono valutazioni che devono essere fatte.

  • http://insaneconomy.blogdo.net Ignax

    Non condivido in pieno il tuo pensiero anche perchè faccio un po’ fatica ad associare cultura e sapere scrivere e vederli nel modo in cui lo esprimi tu.
    Il talento dello scrittore e il sapere scrivere non sono un valore e nemmeno gli editori (quelli a pagamento ovviamente) lo fanno diventare tale.
    La cultura è un tema molto più ampio secondo me e fonda le sue basi nella società in cui anche lo scrittore cresce e si forma e pertanto se la società ha modelli sbagliati, lo scrittore se non si allinea parla ad un target inesistente.
    Per quanto meccanicistico e cinico possa sembrare, ma è la legge della domanda e dell’offerta e se si pensa alla scrittura e alla produzione di cultura come ad un prodotto/servizio sono valutazioni che devono essere fatte.

  • http://www.intermezzieditore.it/blog chiara

    @ Livia: grazie per aver ripreso il mio post.

    @ Ignax: io lavoro proprio con la domanda e l’offerta, creando prodotti culturali da vendere e la mia riflessione e la mia frustrazione viene proprio da qui. Il fatto che non sia riconosciuta una professionalità come quella dello scrittore è sintomatico, direi. Nel mio post parlo del fatto che in Italia, a differenza che negli Stati uniti, non ci siano corsi universitari di scrittura. Ovviamente è un esempio estremo, non credo che con un corso universitario si risolverebbe la cosa.
    Come dici anche tu è nella società che si muove lo scrittore e se la società mette sullo stesso piano lo scrittore professionista, quello che si fa un culo tanto sulla pagina, con lo “scrittore” a tempo perso che ha pubblicato il libro a pagamento c’è qualcosa che non va nella società, c’è una comunicazione pericolosamente sbagliata, e chi fa il mio mestiere non può esimersi dal notarlo e farlo notare.

  • http://www.intermezzieditore.it/blog chiara

    @ Livia: grazie per aver ripreso il mio post.

    @ Ignax: io lavoro proprio con la domanda e l’offerta, creando prodotti culturali da vendere e la mia riflessione e la mia frustrazione viene proprio da qui. Il fatto che non sia riconosciuta una professionalità come quella dello scrittore è sintomatico, direi. Nel mio post parlo del fatto che in Italia, a differenza che negli Stati uniti, non ci siano corsi universitari di scrittura. Ovviamente è un esempio estremo, non credo che con un corso universitario si risolverebbe la cosa.
    Come dici anche tu è nella società che si muove lo scrittore e se la società mette sullo stesso piano lo scrittore professionista, quello che si fa un culo tanto sulla pagina, con lo “scrittore” a tempo perso che ha pubblicato il libro a pagamento c’è qualcosa che non va nella società, c’è una comunicazione pericolosamente sbagliata, e chi fa il mio mestiere non può esimersi dal notarlo e farlo notare.

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