Le belle storie si raccontano da sole, Fitzgerald

Scritto da: il 07.11.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

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Mi capita sovente, ormai, di comprare libri “per disguido”: cerco un libro di un autore e ne trovo uno simile, non ricordo il titolo e vado per associazioni mentali, e così via. In questo modo mi ritrovo per le mani un libro di aforismi di Fitzgerald, Le belle storie si raccontano da sole.

Il sottotitolo annunciava Consigli agli scrittori, ai lettori, agli editori, mentre in realtà sono stralci di lettere, di romanzi, organizzati da Phillips, nemmeno citato in copertina (solo in interno), secondo criteri di contenuto.

Volontariamente o involontariamente Fitzgerald ha parlato spesso di scrittura, tanto da rendere abbondante e significativo il materiale di questa raccolta; anche lui parte dal consiglio di base che danno sempre tutti, forse perché l’unico efficace: prima di scrivere leggere qualsiasi cosa, buona, scadente o media.

Più che il valore dei consigli in sé, più o meno uguali a quelli di ogni altro scrittore e da prendere sempre cum grano salis, è interessante “sbirciare” nelle sue lettere e cogliere parti del suo carattere e della sua storia personale.

Mi ha divertita constatare che Fitzgerald, in modo simile a molti altri autori, non credesse nella forza dei titoli scelti per lui: voleva infatti intitolare Trimalchio una delle sue opere, dubitando dell’efficacia del titolo Il grande Gatsby (secondo lui appena passabile, più brutto che bello).

Ho sorriso trovandomi davanti ad uno stralcio di lettera a Max Perkins in cui Fitzgerald segnala come promettente un giovane allora pressoché sconosciuto, dimostrando un fiuto eccezionale: parla infatti di Ernest Hemingway, di cui dice “Lo terrei d’occhio fin d’ora: c’è del buono davvero”.

Un libro da consultare di quando in quando, che siate scrittori, editori o semplicemente lettori.

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