Di “k”, di “bira” e…, Infaustweb

Scritto da: il 19.08.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Altri problemi, questi sì importanti, sono taciuti dai mass media e sconosciuti alla comunità. Povertà e insicurezza lessicale, irradiata dagli stessi giornali; la pressione della lingua del politicamente corretto, molto più invadente dell’inglese, irradiata dagli stessi giornali; difficoltà nella costruzione di un testo e nell’uso della punteggiatura, ecc.

La realtà mediatica ci dice che è più spettacolare un SMS di una prova scritta d’italiano organizzata male. Ci dice che è preferibile scrivere di quanto siano brutte le parole inglesi che di quanto sia inefficace (e controproducente), per risolvere un problema culturale e sociale, usare omosessuale al posto di frocio, o operatore ecologico al posto di spazzino. Ci dice che k è brutto, ma non ci dice nulla di come si usa una virgola.

Ma non mi sembra troppo idealistico avvertire che una politica linguistica dettata dalla spettacolarità e dal moralismo porta a mascherare i veri problemi culturali (e solo successivamente linguistici) di una comunità.

Via Infaustweb

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ sfranz

    Osservazioni azzeccate. D’altronde sulla nostra povera lingua, il suo uso anche politico se vogliamo, sono illuminanti i libri di Gian Luigi Beccaria, “Per difesa e per amore” (Garzanti, 2006) e “Igiene verbale” di Edoardo Crisafulli (Vallecchi, 2004). Purtroppo, non riusciamo mai ad accorgerci in tempo del valore della lingua. E sì che Orwell col suo Newspeak in “1984″ ce l’aveva insegnato.

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ sfranz

    Osservazioni azzeccate. D’altronde sulla nostra povera lingua, il suo uso anche politico se vogliamo, sono illuminanti i libri di Gian Luigi Beccaria, “Per difesa e per amore” (Garzanti, 2006) e “Igiene verbale” di Edoardo Crisafulli (Vallecchi, 2004). Purtroppo, non riusciamo mai ad accorgerci in tempo del valore della lingua. E sì che Orwell col suo Newspeak in “1984″ ce l’aveva insegnato.

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