Wunderkind II – La Rosa e i Tre Chiodi, D’Andrea

Scritto da: il 26.10.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Ho appena concluso la lettura del secondo volume della serie del Wunderkind, dell’ormai noto Ivan il Terribile GL D’Andrea: La Rosa e I Tre Chiodi. Parto subito col dire che sono contenta: contenta di aver continuato la lettura, contenta di aver capito meglio (credo) la storia e contenta di aver riscontrato non pochi miglioramenti a livello stilistico.

Di solito aggiungo qualche nota sul metodo di scrittura solamente alla fine della recensione, ma stavolta vorrei fare il contrario, perché il libro è scritto bene; se da un lato l’autore cede ancora – raramente – alla trappola del descrivere un orrore come inenarrabile (quando a noi piacerebbe che ce lo narrasse, visto che tanto non ci risparmia nulla!), dall’altro sono spariti gli orpelli che infiocchettavano il primo libro e resta l’impressione di una grande abilità linguistica, un registro elevato ma mai ridicolo, una ricercatezza di alcune forme che, secondo me, prima non era ben definita e che qui, invece, emerge chiaramente.

E ora veniamo al resto. Tanto per cominciare Wunderkind 2 si trova, in quasi tutte le librerie, sugli scaffali dedicati ai ragazzi. Ecco, io ve lo dico: se il vostro pargolo di otto anni si avvicinasse al libro, toglieteglielo e leggetelo voi. C’è un clamoroso fraintendimento alla base della linea editoriale che caratterizza questo testo: se è vero che il protagonista è un ragazzino pelle e ossa, credo di non aver mai letto niente di più lontano dalla narrativa per ragazzi. No, neanche se ci sono maghi e licantropi.

L’avventura di Caius Strauss riprende dove l’avevamo lasciata, ovvero dopo lo scontro con il terribile Jena Metzgeray. Il Wunderkind è stato fatto prigioniero, i suoi “amici” dispersi. Gus Van Zant è in uno stato di sospensione tra la vita e la morte, il corpo tramutato in orrenda chimera. Persino Pilgrind il Barbuto sta perdendo attimo per attimo la sua vitalità. E c’è di peggio: c’è una guerra in atto che sconvolge tutto il Dent de Nuit, quella Parigi che non è Parigi e che D’Andrea ha saputo costruire con particolare maestria (una nota di plauso per Rue O.F. De Jarjayes!).

Caius si trova a tentare la fuga nientepopodimeno che a fianco di un Caghoulard, a cui restituisce il nome, Bellis. Il suo compito è sempre lo stesso: scoprire cosa significhi in realtà essere il Wunderkind, una creatura dagli immensi poteri, ma forse non esattamente votata al bene. Caius, infatti, dovrà fare i conti con il temibile nemico nascosto nel suo stesso cuore e mentre affronta questo percorso verrà a conoscenza anche di molti misteri, tra cui le origini di colui che tutti conoscono come il Venditore.

Tra battaglie, uccisioni e tanto sangue, anche i lettori potranno – attraverso gli occhi del protagonista – rivivere gli inquietanti misteri che il Dent de Nuit cela dietro le sue porte e che riguardano i personaggi a cui ormai siamo affezionati. (Il mio preferito – caso mai interessasse – è il licantropo Buliwyf. Con la sua innamorata Rochelle forma una coppia dal destino struggente.)

C’è una parte che riguarda Herr Spiegelmann e il suo passato che, secondo me, fa accelerare il battito del cuore; per un po’ non sono riuscita a scollare gli occhi dalle pagine.
Infine, posso aggiungere che un motivo valido per leggere questo libro è nell’atmosfera, già punto di forza del primo volume. Qui si incupisce moltissimo. È come se andassimo in una lunga apnea seguendo le gesta dei personaggi, tentando di mettere insieme i tasselli, lottando per ricostruire le motivazioni di ognuno, sperando per il loro futuro.

La Rosa e i Tre Chiodi è un libro con profonde venature horror, che vuole distruggere gli argini. Spesso ci riesce: credo non lascerà indifferente nessuno di voi. Adesso spero solo che il terzo e ultimo capitolo della saga non si faccia attendere a lungo: se – come credo – lo stile di D’Andrea sarà capace di un’ulteriore evoluzione mi aspetto davvero grandi cose. Grandi cose.

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