Weir di Hermiston, Stevenson

Scritto da: il 24.10.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Weir di Hermiston, StevensonL’incompiuta sarebbe stata un capolavoro anche se  Schubert l’avesse conclusa? Il Requiem di Mozart, terminato dai discepoli, potrebbe mai essere all’altezza della partitura che il genio mozartiano aveva nella mente? E Weir di Hermiston sarebbe stato davvero il capolavoro di Stevenson?

Bene, non so rispondervi con decisione alle prime due domande (alla prima direi sì, alla seconda  no), ma credo fermamente, riguardo al Weir, che sia già un capolavoro, anche tronco e aperto com’è. O che lo sia  forse proprio per questo.

Solitamente tutti conoscono Lo strano caso del dottor Jekill e Mr.Hide, grande romanzo, oppure L’isola del tesoro. Ma la mia preferenza va, nonostante il mio amore per il tema del doppio, a questa manciata di pagine, ancora abbozzo ma già perfette.

Già dal principio vengono presentati i personaggi, ed in poche pagine ce ne formiamo un ritratto completo benché essenziale. Il giudice Weir, la moglie, il figlio Archie, la domestica, pur senza volto sono figure precise e delineate, ognuna col suo carattere ed atteggiamento.

La trama un po’ si intuisce, ci si trova a far congetture su cosa potrà succedere, si segue il filo logico ideale che porta dal severo giudizio iniziale su alcuni personaggi alla comprensione, maturata nel protagonista e contemporaneamente nel lettore.

Ci si sposta poi dalla città alla campagna scozzese, e qui la narrazione prende tutt’altra piega, contaminandosi con lo “spirito del luogo” e riportandoci tradizioni, leggende, racconti da focolare; poi, con un accenno d’amore, il romanzo si tronca.

La prosa delicata e austera riesce a descrivere, mai verbosa, luoghi e stati d’animo con levità; persino gli eventi più cupi diventano leggeri alla lettura, ed in pochi passaggi viene facilmente evocato un mondo intero.

In definitiva un vero capolavoro, che, restando aperto, non ha la possibilità di deluderci.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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