Vita rilegata in capretto – La rilegatrice dei libri proibiti, Starling

Scritto da: il 28.08.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @NeripozzaLa prima cosa che si nota di questo libro è il volume: sembra imponente, infinito; in effetti pare uno di quei tomi da 800 pagine strascicate. In realtà La rilegatrice dei libri proibiti “bara” (sia detto benevolmente), utilizzando la carta spessore, voluminosa e leggerissima, che fa sembrare molto più ponderoso un libro di “appena” 465 pagine.

Il romanzo ha un inizio un po’ in sordina, ambiguo: nel primo capitolo molto abilmente l’autrice comincia a dipingere un quadro storico perfettamente coerente e plausibile, che però sembrerebbe non vedere particolarità narrative. Ma ecco che, in poche pagine, cambia l’andamento, imprimendo quella svolta che incuriosisce e fa in modo che le pagine inizino a scorrere una dopo l’altra in leggerezza.

La trama è molto originale ed affronta temi di grande interesse storico e sociale, dall’emancipazione femminile alla schiavitù, al fermento sotterraneo della letteratura “proibita”. Il tutto morbidamente incastonato nelle vicende personali di una donna che acquisisce coscienza di sé.

Non dirò di più sulla trama perché merita di essere letta senza anticipazioni di sorta, che possano far scivolare dall’immedesimazione all’analisi. In alcuni casi infatti conoscere l’intreccio danneggia la lettura invece di fornire strumenti di comprensione.

Lo stile è superbo, semplice e perfetto, misurato; e anche quando l’autrice avrebbe potuto ricorrere a facili espedienti per aumentare la suspense o la tensione emotiva, la scrittura segue una linea sobria che esalta gli avvenimenti invece che coprirli.

È certo che ci siano stati in ogni tempo libri più o meno leciti, per motivi sociali, etici o religiosi; però finora, oltre il caso “Imprimatur”, avevo letto sull’argomento solo saggi o opere scientifiche. La Starling mi regala una prospettiva sia storiografica sia romanzesca, riuscendo a ricordare senza pedanteria le principali tappe scientifiche e sociali degli anni che descrive, riportando i luoghi sotto una luce viva, togliendo la polvere che i trattati sanno stendere sull’interesse della Storia, intesa come insieme di Storie e aneddoti.

Inoltre per un editore o un bibliofilo è particolarmente coinvolgente tutta la parte estetica del lavoro di rilegatura, la sua selezione dei materiali, la scelta dei temi della copertina, la cura e quella gamma di odori così acri ed al contempo piacevoli che hanno negli amanti del libro i propri estimatori.

Il romanzo oscilla continuamente tra molti generi, ed è peculiarità dei grandi scrittori riuscire ad eludere la gabbia di una definizione; volendo a tutti i costi darne una, direi che è un romanzo sulle passioni, le più diverse, e sull’infrangere le proprie maschere, i tabù.

Ho apprezzato particolarmente la precisione dell’ambientazione, sia dal punto di vista prettamente storico che per quanto concerne l’influenza di quest’ultimo sulla psiche dei personaggi. Sarà per il mio lavoro o per una semplice inclinazione personale, non ho tardato ad identificarmi in Dora, e vivere con lei battaglie e turbamenti.

Mi rincresce molto, sul piano culturale oltre che su quello umano, della morte in così giovane età di questa scrittrice dal talento eccezionale, che ha saputo narrarmi una storia appassionante e viva.

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