Viaggiare è il mio peccato, Christie

Scritto da: il 06.01.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

viaggiare è il mio peccatoChi di voi ha letto la mia recensione sull’autobiografia della Christie apparsa qua su Liblog, si ricorda forse che parlai di come l’essere viaggiatrice avesse condizionato il suo modo di vivere, specialmente a partire dal secondo matrimonio con l’archeologo Max Mallowan.

Viaggiare è il mio peccato apparve nel 1946 sotto il nome esteso di Agatha Christie Mallowan, quasi a voler avvertire già da subito come il lettore dovesse aspettarsi qualcosa di diverso dal solito giallo. Il libro viene spesso indicato come la seconda autobiografia della popolare scrittrice, anche se non l’ho mai trovata una definizione propriamente corretta.

Siamo negli anni trenta del secolo scorso, il Medio Oriente spartiva i suoi tesori con i paesi disposti a finanziare spedizioni archeologiche nelle sue terre e tra questi l’Inghilterra era ai primi posti.

La nostra viaggiatrice impenitente ci racconta episodi sparsi della sua esperienza al seguito degli scavi del marito in Siria ed il risultato, reso con uno stile frizzante e ironico che non troviamo spesso nei suoi gialli, fa più pensare a un taccuino di viaggio che a una biografia vera e propria.

Nei lunghi mesi di soggiorno nei luoghi dello scavo, nel deserto tra la Siria e L’Iraq, il gruppo archeologico formato da Max Mallowan, dai suoi aiutanti e da Agatha stessa, viveva a stretto contatto con le popolazioni locali ma ricreava anche quel dorato isolamento, in questo caso soprattutto mentale, che era usuale trovare negli inglesi delle colonie dell’Impero.

Le diverse etnie con cui la nostra scrittrice si confrontava vengono raccontate con affettuosa ironia che non è mai scherno, con parecchi pregiudizi scevri però di alterigia e, piuttosto, un po’ ingenui (ma di questo ce ne accorgiamo forse solo noi lettori moderni, che prendiamo in mano lo scritto diversi decenni dopo). In tutto questo salta anche all’occhio la sincera ammirazione di un’osservatrice curiosa per le ricchezze culturali di questo angolo di mondo, così lontano da un’Europa inquieta che si preparava al secondo conflitto mondiale.

La verve e l’entusiasmo con cui gli episodi quotidiani vengono narrati, compresi i disastrosi inconvenienti che erano all’ordine del giorno in un paese che mancava di ogni minima infrastruttura, rivelano la passione di un’esploratrice incallita per una vita che è la più lontana che si possa immaginare dai salotti dell’Inghilterra bene.

Consiglio questa “cronaca vagabonda”, come la stessa autrice la definisce nella dedica del libro, a chi potrebbe fare del titolo il proprio motto di vita.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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