Utopia? – K-PAX, Brewer

Scritto da: il 20.10.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina K-PAXIn genere non guardo le trasposizioni filmiche dei libri prima di averli letti, o almeno non consapevolmente. Così ho scoperto dell’esistenza del romanzo K-PAX solo dopo la visione dello splendido film con Kevin Spacey.

Nella mia mente quindi il personaggio principale ha il suo aspetto, il suo stesso sorriso sornione e lo sguardo impenetrabile, che hanno reso così vivida e interessante la pellicola. Condizionamento che, tuttavia, ha avuto il pregio di inserirmi direttamente nella narrazione, e darmi coordinate esatte sui personaggi.

L’aspetto concreto comunque non conta molto. Come per un altro romanzo che ho particolarmente amato, Fiori per Algernon di Keyes, il libro è composto da rapporti di sedute, benché in questo caso non sia il paziente ma il medico a stilarli.

Quella che trob (trob senza maiuscole) descrive progressivamente è una società ben oltre le utopie umane, serena, intelligente, misurata. Se vogliamo troppo impersonale, troppo protetta da ogni possibile disagio emotivo, ma perfetta e affascinante.

Le abnormi conoscenze di trob fanno subito presa su chi lo circonda, tentando persino il suo medico curante. Attraverso le sedute pian piano si delinea una realtà parallela a quella che il protagonista vive o immagina, ma che induce a riflettere sul concetto di realtà.

Cosa è reale? Ciò che, pur essendo considerato assurdo, produce effetti concreti sul mondo circostante, oppure ciò che è perfettamente sensato ma che non ha presa sul suo contesto? Il romanzo apre continuamente queste domande e lascia  al lettore il compito di trovarsi la soluzione.

Confesso che, pur conoscendo le svolte della trama, sono rimasta “sospesa” fino al termine, riprovando le stesse sensazioni che ricordavo dal film. Per cui vi consiglio sia la lettura, sia la visione, entrambe appassionanti.

  • Ignazio

    c’è qualcosa nella sindrome del savant che mi affascina ed ogni volta che trovo un libro o un film che ne parla cerco di leggerlo o vederlo.
    sebbene non possa essere paragonato a “Fiori per Algernon”, questo libro ha un buon ritmo e descrive con grande delicatezza la fuga della mente umane dalla realtà.
    La trasposizione filmica è ottima, non tanto per il materiale o per la sceneggiatura, ma soprattutto per l’interpretazione di Kevin Spacey.
    Se qualcuno ne ha voglia potrebbe percorrere il percorso inverso leggendo prima il libro e poi vedendo il film e dirmi cosa ne pensa?

  • Ignazio

    c’è qualcosa nella sindrome del savant che mi affascina ed ogni volta che trovo un libro o un film che ne parla cerco di leggerlo o vederlo.
    sebbene non possa essere paragonato a “Fiori per Algernon”, questo libro ha un buon ritmo e descrive con grande delicatezza la fuga della mente umane dalla realtà.
    La trasposizione filmica è ottima, non tanto per il materiale o per la sceneggiatura, ma soprattutto per l’interpretazione di Kevin Spacey.
    Se qualcuno ne ha voglia potrebbe percorrere il percorso inverso leggendo prima il libro e poi vedendo il film e dirmi cosa ne pensa?

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