Una casa nel buio, Peixoto

Scritto da: il 03.11.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Una casa nel buio, PeixotoUno dei migliori incipit in cui mi sia imbattuta in questo semestre è quello di Una casa nel buio di José Luís Peixoto: semplice, diretto, evocativo. Di quelli che invogliano a sapere qualcosa di più, dove l’autore voglia “andare a parare”.

Il volume è composto da due parti distinte: per la maggior parte è occupato dal romanzo vero e proprio, per lasciare spazio, nelle ultime venti pagine, ad una silloge di poesie dello stesso autore e ad un brevissimo saggio di Vincenzo Russo.

In principio non si afferra bene la trama: c’è il protagonista, con una ecolalia continua di sé stesso, uno scrittore che ripete le parole. Pian piano appaiono i comprimari, le schiave, la madre, il principe, la donna e molte altre figure.

Procedendo si scopre che ciò che li lega, oltre la casa vera e propria, è la ricerca del significato dell’amore, ognuno per la sua strada, ognuno col proprio sentimento specifico, ognuno fino al proprio epilogo. Attraverso la coscienza dello scrittore dai tre nomi, chiaro alter ego dello stesso Peixoto, seguiamo tutti questi percorsi per giungere ad una conclusione comune.

Quasi non c’è ambientazione, il buio del titolo avvolge ogni coordinata spaziale e temporale, lasciando emergere i pensieri, i ricordi, le immagini nella mente del narratore, che è poi il protagonista della storia. La catastrofe, le catastrofi, non sono che accidenti esterni, inevitabili e inspiegabili, che però non incidono realmente sugli eventi interiori.

La scrittura alterna lunghe sequenze di paratassi a periodi più articolati; ed è in qualche modo una scrittura poetica e ricorsiva, quasi ripetitiva, che sarei curiosa di ascoltare in lingua originale, e che deve essere stato difficile tradurre quanto è difficile addentrarvisi leggendo.

Probabilmente senza il saggio in chiusura avrei perso una porzione di senso del romanzo, molto complesso per le particolarità stilistiche e narrative che presenta. Consigliato quindi solo a chi si trova a suo agio con le scritture sperimentali e le parabole.

Commenti non consentiti

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple