Un requiem per il romanzo giallo, Dürrenmatt

Scritto da sfranz alle 06:28 del 12 Agosto 2008

In questo libro son raccolti due romanzi brevi, – La promessa – (1958), e La panne (1956) – e un radiodramma, Sera d’Autunno (1957). Sono testi che ben introducono – a chi non avesse già avuto modo di conoscerlo – lo scrittore (nonché drammaturgo e pittore) svizzero di lingua tedesca Friedrich Dürrenmatt (1921-1990).

Nel primo – a cui, non senza ragione, l’Autore volle mettere come sottotitolo Un requiem per il romanzo giallo – è narrata una vicenda esemplare per dimostrare l’assunto secondo il quale gli scrittori di romanzi polizieschi tradizionali (“a enigma”) costruiscono storie poco credibili e poco aderenti alla realtà anche se la ferrea logica deduttiva dell’investigatore di turno le può far apparire affascinanti e perfette. Ma “con la logica ci si accosta soltanto parzialmente alla verità”, figuriamoci alla Giustizia!

L’elemento da cui non si può prescindere (e da cui gli autori di polizieschi spesso e volentieri, al contrario, prescindono) è il Caso. E, va da sé, che solo per caso, alla fine, quando tutti i giochi dell’indagine sono ormai conclusi, si verrà a conoscere come si erano realmente svolti i fatti in una storiaccia di infanticidio a sfondo sessuale che ha visto anche la morte in carcere di un imputato innocente.

Quand’anche la sete di verità è paga, non sarà affatto consolatoria. Partendo dall’argomento di questo romanzo, Dürrenmatt, in collaborazione col regista Ladislao Vajda, scrisse la sceneggiatura del Mostro di Mägendorf. In un poscritto tuttavia, precisa che il romanzo breve fu poi completamente riscritto per dare ad esso il taglio e le intenzioni che attualmente ha. Più recentemente (2001) Sean Penn s’è liberamente ispirato a La promessa realizzando un film con Mickey Rourke, Jack Nicolson e Vanessa Redgrave.

In La panne, viene mostrato come la verità non sia altro che un’interpretazione della realtà; interpretazione che può risultare credibile e reale se chi la espone ha il potere e il riconoscimento sociali: tre anziani pensionati, ex magistrati e un boia anche lui in pensione, si divertono a “giocare” alle professioni che han esercitato per molti anni: un ex Pubblico Ministero accusa, un ex Avvocato Difensore difende e un ex Giudice emette la sentenza nel rifacimento di processi storici o inventati che si svolge nel corso di lunghissime cene al cui confronto il cenone di San Silvestro e il pranzo natalizio sono delle ottime opportunità per far dieta.

Una sera Il Caso (anche qui il Caso – una banale auto in panne) vuole che – in quest’allegra atmosfera conviviale – a partecipare al gioco nel ruolo d’imputato, càpiti un rappresentante di commercio, un uomo semplice con le proprie bontà ma anche con le proprie meschinità.

Si divertirà davvero da morire in questa che definirà La più bella serata della mia vita – che è anche il titolo del film che Ettore Scola liberamente trasse nel ‘72 da questo breve romanzo e che vede il personaggio principale impersonato da un attore a noi tanto caro, che ci aveva però abituato a vederlo recitare in contesti e situazioni assai meno drammatici: Alberto Sordi.

Qui sia la situazione, sia i personaggi ricordano Kafka, Pirandello e gli autori del Teatro dell’Assurdo (Beckett, Jonesco). L’allegro processo-farsa dà il destro a Dürrenmatt anche per fare un reale processo alla situazione sociale ed economica della Svizzera di quel tempo: benestante, per bene e inevitabilmente ipocrita.

Il radiodramma Sera d’Autunno. Commedia utopistica sulla fenomenologia dello scrittore ha una perfetta geometria circolare-ricorsiva, il finale cioè coincide con l’inizio e sul tavolo vengono affrontati temi come il rapporto tra Autore (sempre di romanzi polizieschi) e lettore, Autore e gusto del pubblico, realtà vissuta e finzione letteraria.

Altri Autori vengono in mente leggendo questo testo: il monologo iniziale non può non ricordare quell’Our Town (La piccola città) che nel ‘38 valse a Thorton Wilder (1897-1975) il secondo Premio Pulitzer (il primo lo vinse nel ‘28 per il romanzo Il ponte di San Luis Rey). E in un punto (quando si elogia la perfetta costruzione degli omicidi) fa rammentare quel On Murder Considered as one of the Fine Arts (L’Assassinio come una delle Belle Arti, 1827) del De Quincey (1785-1859), tradotto in Italiano (da firme come Massimo Bontempelli) e ristampato anche recentissimamente.

Tornando a Dürrenmatt, sono tre belle letture per l’estate; al mare o, meglio, considerata l’ambientazione svizzera, al lago o ai monti. Non dimenticate di farvi controllare l’auto prima di partire. Non si sa mai.

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l'autore di questo articolo è sfranz. Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio. (Scrivi all'autore).

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