Un ragazzo, Hornby

Scritto da: il 15.04.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Un ragazzo - Nick HornbyPrimo Hornby che leggo, spinta da una cara amica, Un ragazzo è uno di quei romanzi che speravo di incrociare da tempo: semplice, pulito, interessante senza dovere a tutti costi essere sconvolgente o spiazzante. Uno di quei libri che ti convincono ad approfondire la conoscenza di un autore.

Mi dicono ne sia stato tratto un film, About a boy, con Hugh Grant, ma che non si tratti esattamente della stessa storia; del resto sono rarissimi i casi in cui la trasposizione cinematografica riesca a rendere tutta la gamma di sensazioni ed emozioni di un libro e unici quelli in cui il film è addirittura superiore alla sua versione cartacea (ne conosco solo uno, e no, non ve lo dirò).

Il titolo rischia di essere fuorviante, perché in realtà non si capisce mai quale sia il ragazzo, dei due personaggi narranti che si alternano nel romanzo: Will, tardoadolescente di appena 35 anni, e Marcus, preadolescente eppure già adulto. Sono le loro due storie e i loro due punti di vista a raccontare dell’incontro che cambierà la loro vita senza roboanti o eclatanti conseguenze, ma fornendo un modo diverso di percorrere le stesse strade.

Marcus è un normalissimo dodicenne disadattato, con genitori separati, con un modo di vivere condizionato dalla madre e un disagio nel relazionarsi agli altri, coetanei o adulti. Will ritiene di non essere condizionato da nulla e di aver scelto una vita perfetta, senza problemi e solo gioie. Ognuno di loro troverà nell’altro un modo per completarsi e portare equilibrio nella propria esistenza.

In tutto ciò si discetta del concetto base di famiglia, di unione a lungo termine, di figli e, perché no, di malattie moderne e antiche come la depressione, senza esagerare e senza moralizzare. Se ne parla come di norma, senza tragedie pseudopsicologiche né isterismi: sono eventi che appartengono un po’ alle vite di ognuno, dei nostri amici, vicini, familiari, e che vanno trattate per quel che sono.

Elegante è il libro, e non solo; anche lo stile e la scrittura, sobri e quindi efficaci, riescono ad appassionare al di là della bellezza del tema portante, ma proprio per le loro caratteristiche di essenzialità e misura. È un libro a cui non avrei tolto neppure una riga, una parola, e non è da tutti.

Ne esistono due edizioni, una economica edita dalla Tea e una Guanda; ma in qualunque scegliate troverete una narrazione equilibrata e coinvolgente sul concetto di famiglia nei tempi moderni, che faccia riflettere su quanto possiamo imparare gli uni dagli altri, semplicemente allargando il confine mentale della nostra famiglia.

Da leggere, per genitori e non, e per gli adolescenti irrimediabilmente diversi.

  • http://www.intermezzieditore.it/blog chiara

    Letto anni fa è stato il mio secondo Hornby, il primo “Alta fedeltà” che pure ti consiglio, ha la lievità. Di entrambi è stato tratto un film, ma “Altà fedeltà” non te lo consiglio, mentre “About a boy”, sebbene un’altra cosa rispetto al libro, è molto carino.
    Letti questi, però, sarei tentata di dissauderti dall’andare avanti, perché gli ultimi sono stati un po’ una delusione.
    Ciao Livia!

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    Letto anni fa è stato il mio secondo Hornby, il primo “Alta fedeltà” che pure ti consiglio, ha la lievità. Di entrambi è stato tratto un film, ma “Altà fedeltà” non te lo consiglio, mentre “About a boy”, sebbene un’altra cosa rispetto al libro, è molto carino.
    Letti questi, però, sarei tentata di dissauderti dall’andare avanti, perché gli ultimi sono stati un po’ una delusione.
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