Un italiano in America, Severgnini

Scritto da: il 30.12.08
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

un italiano in america, beppe severgniniÈ una recensione di parte, diciamolo subito, perché a me Severgnini piace, ed è piaciuto fin dalle sue lezioni semiserie sull’Inglese e i suoi libri sugli Inglesi. In questo Un italiano in America racconta e commenta l suo anno passato a Washington come inviato speciale.

Le piccole e grandi cose da fare per traslocare: prima di tutto trovar casa, e saper interpretare i criptici annunci immobiliari sul Washington Post; poi tutti gli allacciamenti, il telefono, la televisione via cavo, la social card (la previdenza sociale, non quella introdotta recentemente qui in patria), la meraviglia di come tutte queste necessarie incombenze – che qui in Italia, sotto il profilo burocratico, ci hanno abituati ad attese e lungaggini (con i relativi solleciti), – lì nella capitale statunitense e negli States, in genere, siano molto più semplici e più sbrigative. Quasi informali.

Naturalmente non mancano considerazioni sulla differenza caratteriale e di atteggiamento tra Americani e Inglesi, più alla mano i primi, più distaccati i secondi. Ma non solo. O, anche sulle differenze linguistiche. Ma quest’anno trascorso oltreoceano, dà modo a Severgnini di mostrare e descrivere tanti aspetti, anche quotidiani e minuti, dell’attuale American way of life che a volte a noi italiani suscita stupore, a volte ilarità.

Severgnini – è un ovvietà dirlo – sa raccontare; ma lo sa fare in un modo così accattivante che anche ogni inezia, anche ogni banalità pare una novità degna d’essere ascoltata. Suscita interesse perché, tratta il lettore come se fosse un amico. Parole semplici, coinvolgenti, con, talvolta, quel pizzico di ironia che mette in mostra e sottolinea garbatamente le esagerazioni senza mai trasformarsi in sarcasmo. E anche quando illustra questioni d’Inglese non è mai noioso, al contrario, incuriosisce.

Be’, il successo gli arrise proprio con un libro sull’Inglese. E il bello è che Severgnini sembra quasi esser più premiato all’estero (proprio dagli Inglesi) che in patria. C’est la vie! Sarà destino e quest’ultimo faccia quello che vuole (lo fa sempre) ma Severgnini i premi se li merita e se li è meritati davvero.

È un libro da consigliare a chi è impossibilitato a viaggiare e a soggiornare negli Stati Uniti o da leggere prima di andarci. Severgnini ci intrattiene con piacevole famigliarità su un Paese che troppo spesso crediamo di conoscere ma che ci riserva sovente sorprese inaspettate.

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it maxvicius

    Nonostante il pesante handicap che Severgnini si porta appresso in quanto interista, devo ammettere di aver sempre avuto una certa simpatia nei suoi riguardi.

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    Nonostante il pesante handicap che Severgnini si porta appresso in quanto interista, devo ammettere di aver sempre avuto una certa simpatia nei suoi riguardi.

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