Tre io, Rossi

Scritto da: il 04.01.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Tre ioTre personaggi, tre registri, tre colori per Tre io di Mario Rossi, la mia prima lettura in questo 2010 appena iniziato. Dante, Giulia/Sandra e Andrea sono il blu, il rosso e il verde che s’inseguono e si intrecciano lungo il romanzo e lungo un’unica notte di fuga da sé e dalle proprie routine.

Protagonisti tronfi, spocchiosi, che attraversano la loro città fingendo una superiorità che non possiedono, agendo come “vincenti” ma vinti nel loro intimo, sovversivi a parole e conformisti nei fatti, convinti di conoscere e capire tutto.

Mario Rossi descrive con grande lucidità tre tipi umani, il filosofo misantropo, l’irrequieta quarantenne piacente in cerca di conferme – che alcuni definirebbero milf –, l’operaio belloccio in cerca della sua occasione ma senza futuro. E in questo giro nei loro pensieri, mette in evidenza e in contrasto le loro opinioni su sé e gli altri, facendo risaltare contraddizioni, fissazioni, convinzioni, lasciandoci qualche sorpresa per l’epilogo.

Tre personaggi volutamente antipatici, uno ampolloso fino al ridicolo, una presuntuosa e uno stupido, per trovare i nostri vizi e le nostre virtù, caricature del ritenersi unici e speciali a confronto della massa, salvo poi ritrovarsi massa nel criticare e nell’atteggiarsi a migliori a tutti i costi.

Un gioco tra l’autore e il lettore che inizia dalla copertina, dal nome Mario Rossi che, scrivono altrove, è “alibi perfetto”, una facciata di uomo comune, dell’uomo comune per antonomasia, che scrive di persone comuni in questa comune Italia.

Ho molto apprezzato l’uso del colore per distinguere le varie voci, una scelta grafica precisa, innovativa e immediata per dare forma e leggibilità ai diversi pensieri del romanzo, per evitare le possibili confusioni, specialmente nella seconda parte del libro, in cui lo scambio tra personaggi diventa più fitto. Una bella prova sia dal punto di vista della scrittura sia da quello editoriale per il primo libro di Neo. edizioni che leggo.

Con una marcia in più: la mia copia è autografata dal vero Mario Rossi. Ovvero, chiacchierando con gli editori, se Mario Rossi è l’alibi perfetto e chiunque è Mario Rossi, ecco che, fermando una persona a caso al Pisa Book Festival e facendomi firmare il libro come Mario Rossi, ho avuto la mia copia autografata, “unica e speciale” (quantomai appropriato rispetto al romanzo).

Il libro adatto a chi non ne può più degli anticonformisti a tutti i costi, un affresco di tanti intorno a noi, da leggere e regalare proprio a chi fa parte del ritratto. E non scordate di farvelo firmare da un passante!

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