Toilet n.6

Scritto da: il 20.07.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

toilet 6Ormai di Toilet dovreste sapere molto. Ne ho parlato più d’una volta, ho parlato della casa editrice, ho scritto spesso di loro. Del resto è un buon lavoro, finora non mi ha mai delusa e, non ultimo, ha scovato talenti che poi sono approdati ad altri editori, a un pubblico più vasto. Così stavolta eccomi a parlarvi del Toilet n.6.

Come sempre i racconti attingono agli argomenti più disparati, con stili eterogenei, stavolta tarati un po’ più sul breve e quindi più adatti alla lettura da spiaggia. Non mi resta che dirvi quali sono i miei preferiti e perché.

Intanto è da questo numero che inizia la saga di Francesco Dimitri, con l’episodio Arrivano gli Ombrafiorita, che introduce la famiglia e ne traccia un po’ la storia attraverso i secoli; fino ad arrivare al gruppo di eredi scalcinati, che qui iniziano la loro avventura.

Sangue sul parquet, col suo titolo ingannevole, affronta i temi dell’adolescenza e delle difficoltà della crescita in una famiglia moderna da un’angolazione particolare; dal confronto fra due mondi e modi distanti di vivere la famiglia, infatti, risulta un bell’approfondimento sul tema dell’identità personale.

Per gli appassionati di Pulsatilla è in questo numero che si trova il suo esordio, col racconto Coppia conica, microstoria incentrata sulle esperienze di una giovane donna alle prese con riflessioni sulla propria esistenza (e non dirò di più, data la brevità del testo).

Poi, quasi alla fine del volume, una serie di racconti minimi – due o tre pagine al massimo – su temi impegnativi, raccontati in modo trasversale: il precariato,  l’infertilità, il suicidio, la violenza domestica.

Infine, degno di menzione il racconto L’uomo che non si fidava dei numeri che attraverso l’uso di tre punti di vista, tre narratori diversi, dipinge una scena che ha del quotidiano e dello straordinario al tempo stesso, ironica e un po’ nera.

Pur non essendo una lettura frivola, è un’antologia ottima per chi si vuole rilassare sotto l’ombrellone.

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