Terra matta, Rabito

Scritto da: il 29.01.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Terra matta - Vincenzo RabitoQuando ci si confronta con una scrittura che è insieme documento storico, linguistico e diario di una vita, è difficile appellarsi ad una categoria. Per Terra matta, di Vincenzo Rabito, narrativa è un’attribuzione più che riduttiva.

Un’opera quasi involontaria, che non avrebbe visto la luce senza la cura certosina di Evelina Santangelo e Luca Ricci, i due curatori che hanno estratto, da più di mille pagine dattiloscritte e criptiche, le parti più leggibili e adatte alla pubblicazione. Pur se alterando i nomi delle persone citate hanno tentato di mantenere il più possibile la fedeltà al testo.

Rabito scrive in una lingua sua, un dialetto che tenta di tradurre in italiano da autodidatta, con termini siciliani traslitterati che appartengono a un entroterra per molti versi sconosciuto anche a chi abita nelle immediate vicinanze.

Il sottotitolo la dice lunga sul contenuto dell’opera: Una straordinaria epopea dei diseredati. La storia di Rabito è una storia di grande povertà, di miseria e di fatica, una storia che attraversa due guerre, un lavoro sempre e comunque duro (contadino, soldato, minatore), la difficoltà di vivere e sopravvivere.

L’incredibile forza di questa narrazione è la verità dei fatti raccontati, che non hanno bisogno di essere romanzati o alterati perché il loro interesse è in sé stessi, nella sequenza semplice degli eventi che attraversano la vita di un uomo comune, e, per questo, straordinario. In fin dei conti è la vita di molti contadini delle zone più interne, anche del mio bisnonno che nacque più o meno nello stesso periodo e negli stessi luoghi.

Questo sguardo schietto, diretto e senza sotterfugi restituisce una realtà vivida, fatta di odori, sensazioni, lacrime, gioie e ire, con uno sfondo storico che si intreccia in modo fitto e continuo con le vicende personali dell’autore; è lo sguardo cui molti scrittori ambiscono.

La lingua è, nonostante la revisione e l’adattamento, davvero ostica, e lo rende un capolavoro di difficilissima lettura, in cui tante volte bisogna tornare indietro per cogliere il senso pieno; lo stile è quello del diario, con riflessioni e azioni perfettamente incastrate.

Un capolavoro di sicuro, da leggere con molta calma e, per i “continentali”, con un buon amico che possa tradurre. Specie adesso che ne è uscita l’edizione economica oltre la più elegante cartonata.

  • stefania

    Ho letto il libro.
    Interessante come documento storico (a parte molte date sbagliate).
    Il dialetto che dovrebbe essere del paese d’origine (Chiaramonte Gulfi) è in gran parte inventato. Per questo ed altri motivi la lettura è estremamente difficoltosa.

    Stefania

  • stefania

    Ho letto il libro.
    Interessante come documento storico (a parte molte date sbagliate).
    Il dialetto che dovrebbe essere del paese d’origine (Chiaramonte Gulfi) è in gran parte inventato. Per questo ed altri motivi la lettura è estremamente difficoltosa.

    Stefania

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Credo che quello della lingua possa essere un problema legato al tentativo di italianizzazione compiuto da Rabito. Per le date è plausibile che il ricordo lontano le abbia rese confuse.Ostico di certo, ma da leggere comunque, secondo me.

  • http://liblog.blogdo.net Livia

    Credo che quello della lingua possa essere un problema legato al tentativo di italianizzazione compiuto da Rabito. Per le date è plausibile che il ricordo lontano le abbia rese confuse.Ostico di certo, ma da leggere comunque, secondo me.

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