Stupore e Tremori, Nothomb

Scritto da: il 09.11.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Da ex studentessa di lingua giapponese, ammetto che la prima cosa che mi ha attratta di Stupore e Tremori sono stati gli ideogrammi in copertina: Osore ononoite ovvero la traduzione del titolo nella lingua del Sol Levante, che a sua volta è una citazione del protocollo imperiale nipponico secondo cui ci si rivolgerà all’imperatore sempre un po’ sconvolti dalla soverchiante presenza di Sua Maestà.

Aggiungendo il fatto che un amico mi ha consigliato Amélie Nothomb descrivendomela come un’autrice geniale, ho deciso di accontentarlo e di dare un’occhiata.
È con stupore e tremore che annuncio: Amélie Nothomb mi ha fulminata, nel senso positivo del termine. Ho letto il libro in poco più di un’ora; mi è parso di vedere nel catalogo della Voland che la sua produzione annovera testi di un centinaio di pagine, più o meno.

Se tutti hanno,come questo, uno stile ironico ed allo stesso tempo rigoroso, una limpida scorrevolezza unita a pennellate di colori a tratti malinconici o sorprendentemente vivaci, credo proprio di aver scovato una scrittrice che ha le carte in regola per essere presa a modello.

La storia è esile e tuttavia godibilissima: la ventiduenne Amélie riesce a trovare lavoro presso una multinazionale giapponese. Qui il suo sogno di fare carriera viene brutalmente reciso fin dal primo giorno, quando dimostra di conoscere troppo bene la lingua. È l’inizio di una parabola discendente: la giovane si scontra con la mentalità nipponica, solo un filo meno incomprensibile di quella dei marziani, e – nonostante gli innumerevoli sforzi – subisce un mobbing continuo ed estenuante che la porta a svolgere la mansione di guardiana dei cessi, umiliazione che sembra non appagare la diretta superiore Fubuki Mori, bellissima e terribile come il suo nome (in italiano Tempesta di Neve).

L’eccentrica Amélie non si abbatte (qualcosa suggerisce che il romanzo abbia forti spunti autobiografici) e termina il contratto annuale; questo di per sé rappresenta una vittoria sulla società nipponica che ha cercato di estrometterla con ogni mezzo.

Chi non è stato in Giappone potrebbe pensare che questo attacco sia insensato e fin troppo feroce, ma – sebbene estremizzato – gli elementi in mio possesso dicono che non è così. Gli amanti del Sol Levante mi perdoneranno se dico che il Giappone non è solamente manga e tecnologia, ma una terra affascinante e complessa che ha i suoi lati oscuri. L’altissimo standard competitivo del suo sistema è uno di questi: il suicidio è preferibile al fallimento sociale e, anche se certamente i giovani si stanno distaccando da una mentalità così tradizionalista, spesso restano schiacciati dal meccanismo.

La fotografia che la Nothomb ci regala è vera anche per altri aspetti, soprattutto quando riflette con amarezza sulla condizione femminile: le donne sono discriminate in un senso ancora differente da quello che noi riteniamo essere lo svantaggio, poiché sono private perfino della possibilità di sognare, costrette dai rigidissimi dettami imposti dalla società. Non hanno consolazione, non hanno altro che una serie di contraddizioni a cui fare riferimento, per cui non riusciranno mai ad adeguarsi.

Gustosissima è la caratterizzazione dei personaggi secondari, ovvero i “capi” di Amélie. Fubuki è l’unica altra donna che appare. La sua bellezza le viene fatta scontare con una serie di violenze psicologiche che la Nothomb delinea con una precisione sconvolgente. A sua volta, questa sfoga la sua frustrazione sulla sottoposta, la cui intelligenza e comprensione permettono di superare l’umiliazione.

I superiori di Fubuki sono un pavido impiegato che conserva la sua posizione solo in quanto maschio, un essere non cattivo ma assolutamente inutile, ed un volgare vicedirettore incapace di qualsiasi rapporto umano che vada oltre le urla prive di senso. Tutti abbiamo o abbiamo avuto, credo, un capo che ci sembrasse così.

Ci sono anche due personaggi positivi: uno è il direttore generale, bello buono e simpatico che però non entra mai in contatto con i dipendenti inferiori e perciò è chiamato scherzosamente “Dio”, l’altro è il responsabile del reparto dei prodotti caseari che riesce a far capire ad Amélie il suo effettivo valore, dandole appoggio e rispettandola come donna e come lavoratrice. Tuttavia questo “angelico” intervento (l’uomo si chiama Tenshi che vuol dire appunto “angelo” in giapponese) viene presto divorato dalla frustrazione altrui.

Questo libriccino offre mille e uno motivi per essere letto: per le impiegate come me che spesso hanno la sensazione di non valere molto nonostante l’impegno negli studi è un toccasana di ironia e verità, per chi ama le fiabe amare con spruzzate di ironia è la lettura ideale, chi non vuole imbarcarsi in letture troppo lunghe potrà trovare pane per i suoi denti…potrei continuare, ma lascio a voi la sfida.

Per quanto mi riguarda non vedo l’ora di precipitarmi in libreria e arricchire il mio scaffale con altre opere di questa bravissima autrice.

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  • Sasuke

    l’amico accontentato è contento che ti sia piaciuto tanto ;)

  • Fifolo Birillo

    Caro Elfo, leggo spesso il tuo blog e devo dire che questo mi ha stupito. Ho familiarità con la Nothomb, i cui libri ho provato ad usare per migliorare il mio scarso francese, ma devo dire che dopo aver comprato il terzo, e non essere riuscito a finirlo come i due precedenti, mi ero detto “mai più”. Mi sembra una scrittrice uscita da una scuola: scrive bene, storie piacevoli, lingua scorrevole, argomenti ben presentati, ma insomma… mi sembra che dietro non ci sia niente: niente cuore, niente sofferenza, niente gioia. Come se scrivesse solo quello che capita agli altri, fregandosene altamente.
    Che dire? Considerando che c’è chi la pensa altrimenti, e anche che è una scrittrice di successo (vende un sacco nei paesi francofoni), forse sono io che mi sbaglio. Che dici, devo provare a comprare il quarto libro?

  • http://vogliosoloscrivere.wordpress.com Elfo

    @Birillo: per carità, i gusti sono gusti. Finora ciò che ho letto io mi ha entusiasmata. Ancora non conosco tutta la produzione, ma conto di rimediare. Tu stesso dici che scrive bene, su questo siamo d’accordo. Se non ne avverti il cuore, probabilmente in una lettura cerchi qualcosa di diverso. Il che non è necessariamente un male.
    Io mi stupisco del successo di Twilight, tu puoi tranquillamente restare perplesso dalla Nothomb. Ognuno ha le proprie preferenze. Io la consiglio.

    @Sasuke: grazie. :)

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