Lettura in corso – Storie di spettri, Soldati

Scritto da: il 11.10.08
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

Copertina @aNobii“È certo difficile supporre che una persona cresciuta alla cultura latina ‘capisca’ un fantasma, che ne rabbrividisca”; così scriveva Edith Wharton (1862-1937) nella prefazione alla propria raccolta di Storie di fantasmi. Come non crederle!

È quindi stato per questa ragione che mi ha incuriosito questo libro del 1962 di Mario Soldati (1906-1999), Storie di spettri, trovato casualmente tra i tanti libri della libreria. Mi son messo a leggerlo, considerando anche l’autore che, dai ricordi che ho di lui, non mi sembrava il tipo da scrivere racconti di questo genere.

Genere di per sé particolarissimo. Mi chiedevo al contempo se, nella letteratura nostrana, fosse possibile individuare un filone di ghost stories (tradizione sarebbe già una definizione piuttosto impegnativa).

Di racconti fantastici anche noi italiani ne abbiamo di assai validi e belli, si pensi a Landolfi (1908-1979), Bontempelli (1878-1960) o Buzzati (1906-1972); ma anche Papini (1881-1956) e Palazzeschi (1885-1974) ne hanno scritti, per non tornare più indietro nel tempo e parlare dello scapigliato Igino Ugo Tarchetti (1839-1869) i cui Racconti fantastici escono proprio nell’anno della morte. Qualcuno può anche essere una ghost story ma credo che la cosa sia puramente occasionale.

Invece Mario Soldati intitola espressamente una sua raccolta di racconti Storie di spettri. Andiamo a vedere. La prima – Il tarocco numero 13 – lo è. Proseguendo, si nota come il ghost sia inteso come l’inaspettata e inequivocabile presa d’atto del manifestarsi dell’evento soprannaturale casualmente quanto involontariamente scoperto dal o dai protagonisti della storia tra le pieghe del quotidiano. Così è anche nei racconti di fantasmi inglesi Almeno i migliori, quelli che rifuggono i luoghi comuni.

Scrive ancora la Wharton nella sua prefazione: “[i fantasmi] li vedo più volentieri infestare l’abituro di una tetra strada periferica, che non il castello merlato con il suo teatrale ma risaputo armamentario”.

Ma gli spettri di Soldati non sono sempre veri e propri esseri eterei: spesso son anche quelli a cui il destino ha riservato un’esistenza inconsistente, diafana, un’esistenza che avrebbero voluto avere o che inseguono nell’immaginazione ma che, ahimè, è loro preclusa; un’esistenza in cui loro sono spettri, appunto.

È un modo originale d’intendere la ghost story. Molto italiano, molto “latino” se vogliamo. E come avrebbe potuto essere altrimenti con un autore così multiforme come Soldati, oltre che scrittore, regista, giornalista e autore di programmi televisivi?
Penso che continuerò a leggerlo!

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    Normalmente le ghost story sono monotone e ripetitive, queste di Soldati appaiono differenti dalla tua descrizione. Libro segnalato sul mio taccuino.

  • http://gattirandagi.ilcannocchiale.it max vicius

    Normalmente le ghost story sono monotone e ripetitive, queste di Soldati appaiono differenti dalla tua descrizione. Libro segnalato sul mio taccuino.

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ SFranz

    Se riesci a trovarlo e sia stato ristampato recentemente. Io continuo a leggere questi racconti; lentamente per motivi di lavoro e, purtroppo, di vista. Comunque, finora sono costruiti “ad accumulo casuale” per preparare la sorpresa finale sia del personaggio principale che del lettore. Le Ghost Stories sì possono essere noiose, per questo è importante “la trovata” che pur nel genere le rende differenti. Stesso discorso allora si potrebbe fare per la detective story a enigma, classica, per il romanzo rosa, un po’ meno per quello fantascientifico. Tornando alla G.S., quando un giorno parlerò di M.R. James (e forse di W. De La Mare) vedrai. Saluti!

  • http://digilander.libero.it/SFranz/ SFranz

    Se riesci a trovarlo e sia stato ristampato recentemente. Io continuo a leggere questi racconti; lentamente per motivi di lavoro e, purtroppo, di vista. Comunque, finora sono costruiti “ad accumulo casuale” per preparare la sorpresa finale sia del personaggio principale che del lettore. Le Ghost Stories sì possono essere noiose, per questo è importante “la trovata” che pur nel genere le rende differenti. Stesso discorso allora si potrebbe fare per la detective story a enigma, classica, per il romanzo rosa, un po’ meno per quello fantascientifico. Tornando alla G.S., quando un giorno parlerò di M.R. James (e forse di W. De La Mare) vedrai. Saluti!

  • Pingback: E se un giorno d’inverno una scuola di scrittura « Laramanni’s Weblog

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple