Un animale, il suo diario, la vita con un bibliomane… sembra che Firmino, la tarma Marta e gli insetti di Weiss siano in buona, ottima compagnia. Nessuna causa di plagio però a questo libro, dato che è già alla nona ristampa dal 2005, e che è stato scritto da Alberto Asor Rosa.
Storie di animali e altri viventi è uno dei suoi due libri di narrativa (l’altro è L’alba di un mondo nuovo) e affronta il tema della convivenza di pelosi umani e pelosi quadrupedi dalla prospettiva di questi ultimi.
Se gli altri testi che ho citato sull’argomento oscillano tra la fiaba, la satira ed il pulp (in stretto ordine), questo è quasi un’autobiografia ironica scritta con un’ottica rovesciata, vista dal basso dei quattrozampe.
Gli umani sono anche questa volta comprimari, destinati ad essere analizzati impietosamente secondo due prospettive e due filosofie apparentemente divergenti, quella del gatto e quella del cane di casa. Ma lungo il romanzo le due coscienze sono destinate a scontrarsi, incontrarsi e, in qualche modo, unirsi.
Giappone, animali, lettura, cultura, e già dalle prime pagine è stato un colpo di fulmine: trovare i miei argomenti preferiti dispiegati nell’arco di una ventina di pagine ed in un modo così frizzante non poteva che conquistarmi.
Asor Rosa, poi, è abilissimo nel tratteggiare le differenze psicologiche principali delle due razze di cui ci parla, cani e gatti, senza cadere negli stereotipi diffusi sui loro atteggiamenti e sulla loro intelligenza; con grande sensibilità racconta emozioni ed esperienze del vissuto comune di questa famiglia mista.
Il brio diminuisce un poco verso la fine, lasciando il posto a riflessioni più mature, su convergenze e divergenze tra le specie e sui temi universali, come è consono ad una biografia che accompagna dalla nascita alla fine della vita.
Su stile e scrittura ho poco da dire: Asor Rosa è meritatamente famoso e dilungarsi qui sarebbe futile.
Un bel libro per chi ama gli animali, per chi li capisce o li vorrebbe capire, per chi ogni tanto non si ricorda che non sono umani ed è bello così.