Sorpresi dal Divino, Il Vangelo secondo Pilato (il romanzo), Schmitt

Scritto da: il 24.06.10
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

vangelo secondo pilatoDella versione teatrale di quest’opera di Eric-Emmanuel Schmitt, ho già avuto modo di parlare lo scorso dicembre (ne approfitto, scusandomi, per apportare una rettifica: questo romanzo non è stato pubblicato nel ’95, come avevo scritto, ma nel 2000), in attesa della ristampa del romanzo, ristampa che, se non ricordo male, è arrivata nelle librerie nel febbraio/marzo di quest’anno, e di questa è arrivato il momento di parlare.

Il Vangelo secondo Pilato è formato di due racconti, due testimonianze scritte in prima persona: testimonianze di due uomini che vengono loro malgrado sorpresi dal Divino. Jeshua è il figlio maggiore di Giuseppe e Maria, nato a Nazareth, che nell’infanzia, crede di poter far tutto, anche volare, come tutti i bambini si crede un dio. Ben presto, crescendo, deve ridimensionare le proprie convinzioni: se si tenta di volare si cade.

Col passar degli anni, è un giovane ebreo che, alla morte del padre, deve prendere in mano le redini della piccola azienda di famiglia, benché si renda conto che il mestiere di falegname non sia proprio il suo forte: comunque fa del suo meglio. Ha anche amici che, com’era normale a quel tempo, si sposano presto e prolificano: anche sua madre Maria più volte esprime il desiderio che si sposi e la faccia diventar nonna; lui, una ragazza che gli piace anche l’avrebbe e ci esce pure a cena ma…

Ma i segni che un destino ben diverso lo aspetta si fan sempre più inequivocabili: suo cugino Giovanni, là sulle rive del Giordano, battezza in nome di un imminente Messia e, quando lo vede, tra i tanti annunciati a quell’epoca, riconosce proprio lui come l’Atteso Unico e Vero. A dir la verità, Giovanni, da molti, è considerato un po’ fuori di testa: potrebbe anche sbagliarsi! Ma come la mettiamo coi miracoli? Magie? Far trovar vino al posto dell’acqua, forse (con l’aiuto di qualche volenteroso “assistente”!), si può, si può.

Ma resuscitar morti (il più noto dei quali è Lazzaro), per di più di punto in bianco, è un “trucco” che dovrebbe esigere più preparazione, oltre che tempo. E viene quindi il momento di decidere, di accettare, di scommettere (come il Faust Goethiano con Mefistofele) che si sarà capaci di vivere fino in fondo il proprio destino che si concretizzerà col necessario tradimento del discepolo. dell’amico prediletto che non vorrebbe, non vorrebbe ma sa… deve perché, ciò che è scritto si compia.

E Jeshua scommette di esser in grado di portare la Croce. Per tutti. “Gesu nasce e muore come un uomo”, scrive Schmitt nel diario – che è di per sé un’altra storia bellissima – in cui racconta la genesi e la fortuna di questo suo libro, diario, che segue a mo’ di postfazione. Lasciamo Jeshua uomo nell’orto degli ulivi, nella notte un cui verrà arrestato. Uno Jeshua tanto umano da aver paura; che teme, fino ad essere quasi convinto che il Dio da cui ha accettato il proprio impegno lo abbia abbandonato… Un uomo tremebondo, impaurito, solo e dubbioso. Sì, Gesu nasce muore come un uomo… Ma dopo tre giorni…

Ponzio Pilato, prefetto romano in Galilea, ha una di quelle grane che nessun prefetto della Città Eterna ha mai presumibilmente avuto: le spoglie di un povero… Cristo, amato dalle folle – o, meglio, da certe folle e non da altre – che per ragioni, diciamo, diplomatiche, aveva dovuto far crocifiggere tre giorni addietro assieme a due ladri, contro cui, per di più, né personalmente, né nella sua funzione di prefetto, aveva avuto né ha assolutamente nulla (anzi, le sue intenzioni erano state quelle di salvarlo, inscenando una fustigazione pubblica, ad uso e consumo del popolo), ebbene le spoglie di questo Jeshua non si trovano più, son state trafugate.

Da chi?

Le ipotesi si susseguono. Dai suoi stessi seguaci. Così da poter avvalorare la loro tesi della resurrezione che dimostrerebbe che Jeshua è inequivocabilmente l’Atteso, Unico, Vero Messia.

O da Caifa, il sommo sacerdote del Sinedrio che aveva voluto la condanna di Jeshua, per avvalorare la tesi contraria che Jeshua altri non era che un sovversivo agitatore che criticava il Sinedrio e i suoi sacerdoti e, con essi, le Scritture; e mantenere così lo status quo e il proprio potere.

E, perché no? Da quell’inetto, molliccio mollusco di Erode, tetrarca della Galilea, che potrebbe approfittare degli inevitabili disordini di popolo per riprendere ai suoi fratelli le altre tre parti in cui era stata divisa la regione.

Una cosa è certa: per soffocare le probabilissime agitazioni sul nascere e il pericolosissimo squilibrio sociale che da queste sicuramente ne deriverebbe, lui, Pilato, deve in qualsiasi modo e a qualsiasi costo impadronirsi del cadavere dio Jeshua.

La situazione si complica: Jeshua è stato visto: da persone affidabili e credibili, in momenti e luoghi diversi: sicuramente un impostore, un sosia, trovato dai suoi accoliti che ora si son dispersi. Una loro macchinazione, ordita e pianificata fin dall’inizio. Non si vorrà mica credere alla sua resurrezione? Oppure, se è veramente lui, evento raro ma non impossibile, come gli spiega Sertorio il suo medico personale, il Nazareno è sopravvissuto al supplizio della Croce. Quindi tutto si spiega razionalmente e tutto torna in ambiti piuttosto terreni.

Ma, successivamente, Giuseppe d’Arimatea, prima, e una ritrattazione di Sertorio, dopo, dimostrano a Ponzio Pilato che Jeshua non può davvero aver superato il feroce e orrendo trauma della crocifissione ed essere rimasto vivo, quindi… Quindi, Pilato si ritrova al cospetto del Mistero; che non è, scrive Schmitt, né una domanda, né un problema. “Un mistero è ciò che induce continuamente a pensare.”

E, in primis, a dubitare.

Mi lamento spesso con Claudia: prima ero un romano che sapeva; ora sono un romano che dubita. E mia moglie ride e batte le mani come se facessi per lei un numero da giocoliere.

«Dubitare e credere sono la stessa cosa, Pilato. Solo l’indifferenza è atea».

Già, l’indifferenza. Claudia Procula che, gli aveva confidato, era stata guarita da Joshua di una dolorosa emorragia, è una delle più belle e serene figure femminili create da Schmitt.

Mi accorgo soltanto ora che, su Anobii, questa è la mia recensione n°131; visto l’argomento trattato, mi vien da chiedermi se questo numero sia un puro caso o un segno… uno tre uno…

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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