Se hai bisogno chiama, Carver

Scritto da: il 27.10.09
Articolo scritto da . Marzia, vent'anni, studentessa di Letterature europee moderne. Ha acquisito il senso dell'orientamento contemporaneamente a quello critico grazie all'Università La Sapienza. Londinese in una presunta vita precedente. Lettrice, scribacchina e blogger. Se credesse nel Paradiso, lo vorrebbe come quello dei sogni di Virginia Wolf.

se hai bisogno, chiamaRaymond Carver aveva una penna discreta e sottile, come quelle siringhe tanto fini da non fare male in mano a un chirurgo zen. Molta gente della mia età avrà dimestichezza con Murakami Haruki (quello di Norwegian Wood per intenderci, o se preferite del recentissimo semi-bestseller Kafka sulla spiaggia), e qualcuno un po’ più grande avrà ben presente Cechov, che un tempo girava parecchio nei teatri (oggi un po’ meno, almeno a Roma).

Ecco, considerate che Murakami è un po’il Carver giapponese e che di Carver si dice sia il Cechov americano, e potrete tranquillamente prendere in mano i racconti raccolti da Minimum Fax in Se hai bisogno, chiama senza preoccuparvi di leggere prima qualcos’altro dello stesso autore. Mi direte: che problema c’è a cominciare con questo libro qui? In fondo è uscito da relativamente poco tempo, si presenta bene e non è molto lungo. Quale preoccupazione dovrei avere? Ebbene, un problema c’è: quelli raccolti nel volumetto sono scritti postumi. La storia è carina, e sta nella prefazione.

In sostanza l’editor-confidente-amica di Carver, dopo la sua morte, dice di aver discusso molto con gente varia (tra cui Murakami tra l’altro) sulla sofferenza che provoca la fine di un’esistenza poetica. Quanto può pesare sapere di non poter leggere più niente del nostro scrittore preferito?

Certo, si può ri-leggere, ma non è la stessa cosa. È un po’ come se ti morisse un amico, e nel caso suo è effettivamente così. Perciò pare che, nell’estremo tentativo che certa gente fa chiamando medium e ragazzini del sesto senso vari, si sia invasa la scrivania di Carver in cerca di lui, della sua voce, di quella penna discreta, per non rassegnarsi all’idea che fosse finita così. Quello che ne è stato cavato è uscito nel volumetto di cui parliamo.

Ora, non so se la storia sia vera o si tratti di una simpatica trovata per riuscire a spremere gli ultimi soldi da un autore estinto… però ne è valsa la pena! Continuando a leggere la prefazione si scopre che alcuni racconti erano stati scartati, che erano inediti per scelta e non per accidente, e che su tutti è stato comunque operato un editing. Tuttavia, vuoi perché l’editor era il suo, vuoi perché il più brutto racconto di un genio è sempre una figata, vuoi perché alla fine un sacco di gente morendo aveva chiesto di bruciare libri che poi hanno cambiato la storia della letteratura, Se hai bisogno, chiama è proprio venuto fuori bene.

Tra personaggi che più che esistere intuiscono loro stessi, tragedie esistenziali calmissime, da mezzogiorno domenicale, e vicende che paiono indirizzate verso epiloghi che poi non ci sono (Carver è un mago nello spiazzarti mettendo il traguardo un chilometro prima di quanto ti aspetti e facendoti capire solo così quello che veramente intendeva dirti), questi pochi, bellissimi racconti, chiudono felicemente la parabola artistica di un grande.

C’è l’ansia di un uomo in fuga, che si sfoga senza pathos spaccando tronchi ; un incontro tra vecchi amici composto di piccoli fastidi e disagi, la cui conclusione sposta di colpo il focus e illumina un orrore ben diverso; c’è il dubbio tra impossibilità e necessità rispetto al tentativo di rimanere vicini quando ci si perde di vista.

La lingua è piana, anche nella traduzione; la struttura serenamente sorprendente, sempre. Sembra che la prosa ci scorra attraverso come l’acqua in un tubo vuoto, lasciandoci solo umidi. Ma è la fregatura della siringa troppo sottile: tu non la senti, però il farmaco – il veleno? – è iniettato.

Insomma, il libro ci voleva. Anche perché la fine di Carver sembra scritta da Carver. Lui diceva di avere ancora tante cose da scrivere, e tanto tempo per scriverle: parlava di raccontare roba sulla pesca, non si capisce bene, ma di certo sembrava preludere a un epilogo ben più disteso. Invece è morto, così, senza preavviso, come finiscono i suoi racconti. Tu ti aspetti  almeno un suo ultimo scritto nuovo e invece ti trovi in mano i tesori che stavano appallottolati nel suo cestino.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple