Santa precaria, Ferré

Scritto da: il 23.09.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @StampalternativaIl sud non è solo inchieste o storie patetiche che ricalchino vecchie e cementate macchiette. E nonostante si lasci andare all’uso di una lingua mista che ha sovente un effetto comico, Santa precaria sfugge, reinterpretandoli, i cliché del sudita.

Gli elementi del cliché ci sarebbero proprio tutti: amore, tradimento, scomparsa, camorra, periferia, ignoranza, voglia di riscatto, meschinità. Utilizzati dalla Ferré per descrivere una modernità che si compone anche di questi aspetti.

Perché non è che, alla fine, la realtà non sia fatta anche di queste storie, vecchie come il raccontare stesso. La collega anziana invidiosa, la vicina pettegola, il brutto anatroccolo innamorato o l’amore per il “bello e maledetto” sono elementi che, non necessariamente in quest’ordine, hanno accompagnato le vite di tutti.

Poi c’è il sud, diviso tra i ragazzi preparati ma non troppo, attivi, tecnologici, idealisti, sfruttati, e la vecchia leva, resistente, influente, spesso furbescamente ignorante. Di più non dico per non rovinare la tensione della trama, che sorprende, piacevolmente e amaramente.

Il mondo raccontato è moderno, riconoscibile non solo per la datazione (2006) ma anche per gli eventi che scandiscono e contornano la storia, per quei piccoli dettagli che fanno presa sul reale e rendono credibile la narrazione.

La scrittura, come anticipavo, passa da un italiano pulito ed essenziale alla traslitterazione di espressioni e storipiature dialettali, utilizzate con parsimonia, per approdare in alcuni punti al linguaggio “smozzicato” tipico di alcuni blog e degli sms.

La necessità di questa variazione di scrittura è stilistica: per rendere le varie anime dei personaggi è necessario lasciare che essi si descrivano nella lingua di loro pertinenza, del loro contesto e della loro età. A volte facendo magre figure, anche.

Una lettura leggera che è in grado di divertire pur nella sua spesso velata disillusione.

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  • http://www.lavischroeder.splinder.com Lavinia

    Conosco questo libro tramite un’amica dell’autrice e ammetto che mi incuriosce molto. Ho letto, fra l’altro, molte recensioni positive, su Anobii soprattutto, quindi credo valga proprio la pena acquistarlo.

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