San Gennoir, a cura di Chierchia

Scritto da: il 09.03.09
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

San gennoir -  a cura di Gennaro ChierchiaDiciamocelo: un po’ San Gennaro, col rito del sangue, richiama il noir per sua natura. Nulla di più sensato dunque di proporre una raccolta noir ambientata a Napoli e dintorni, e intitolarla, forse anche con scaramanzia, al santo protettore. San Gennoir, allora, curato da Gennaro (ancora!) Chierchia, a raccogliere testi di scrittori famosi e meno sulle storie di sangue partenopee.

Vedi Napoli e poi muori assume qui un senso pieno e non metaforico. Sono trame gialle, nere, fantastiche, ordinarie e straordinarie a comporre le duecentoventi pagine di racconti, a volte minimi a volte corposi, che descrivono Napoli e la sua folla variegata di abitanti, non solo delinquenti e non solo santi: dai veri e propri omicidi alle rievocazioni di passati magici o mistici, persino un brevissimo copione, tutto in un’ottica nera, nerissima.

Il rischio, quando si parla di sud, di Napoli in particolare, è sempre quello di cadere negli stereotipi, nella macchietta che ridicolizza e deforma; qui per fortuna (e sapienza) il rischio è pienamente scampato, dato che le narrazioni sono affidate a scrittori che hanno un forte legame coi luoghi narrati, per nascita o per elezione. La loro bravura sta nel giusto equilibrio tra il descrivere una realtà difficile senza ipocrisie e il non esagerarla per creare un effetto più “patetico”, nel senso originario del termine.

Tra i racconti, come sempre, ci sono quelli più o meno riusciti; uno su tutti, però, secondo me è una vera perla, perfetto parola per parola: Mammarella; nonostante si rifaccia a un tema già sentito e visto mille volte, sia su carta sia su pellicola, la narrazione limpida, lo stile netto e la struttura ben delineata ne fanno un capolavoro di una manciata di pagine. In ogni caso il livello qualitativo è molto alto in tutti i testi, e il maggiore o minore piacere deriva unicamente dal gusto personale.

Per quanto riguarda l’edizione in sé ho trovato molto gradevole la scelta della copertina e del colore, ma anche quella di inserire gli autori, davvero tanti, sulla prima, benché fosse un’operazione complessa. Ottimo anche l’editing, anche se, di tanto in tanto, si incontri qualche vedova e qualche orfano. Purtroppo il  rimando al sito ufficiale riportato in quarta di copertina non è funzionante, per cui vi lascio come di consueto il solo link a IBS.

Da leggere per conoscere un aspetto di Napoli sicuramente ineludibile ma “meno scuro di mezzanotte”.

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