RoundTrip – Gli interessi in comune, Santoni

Scritto da: il 18.06.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @FeltrinelliMi toccheranno molte premesse per questa recensione.
Prima premessa: non sono competente riguardo alla materia trattata, quindi non so quanto sia vero/verosimile.
Seconda: non è il mio genere d’elezione.
Terza: appartengo ad una “realtà” molto distante da quella narrata.
Quarta: non conosco il gergo utilizzato.

Avrete intuito che sono la persona meno indicata per riuscire a guidarvi all’interno di questo romanzo, per cui mi limiterò a quello che personalmente ho colto, nella mia ignoranza. Quando Feltrinelli ha inviato Gli interessi in comune, ho ritenuto di leggerlo personalmente per esperire una scrittura distante dalle mie abitudini. Il romanzo, infatti, intreccia le vicende di alcuni ragazzi che condividono un percorso di sperimentazione delle droghe, da quelle legali a quelle illegali.

Più di dieci anni, dal 1995, di allucinazioni, morti, abulia e anomia. Il tutto su uno sfondo rurale particolarmente monocorde, uguale ai molti luoghi dell’entroterra non solo toscano, in cui si trovano pochi svaghi e poche prospettive. Non che questo giustifichi i personaggi, ma credo possa essere chiave di volta per una comprensione.

Al di là dei facili giudizi di valore sulla droga, i miei coetanei non ne escono bene: vacui, privi di ideali, senza scopo, quasi attraversati dalla vita. Nulla di serio si agita nei loro pensieri, nessuna presa di coscienza, nessun fine. È la storia, nella sua circolarità, ad attraversarli e non viceversa.

Moltissime recensioni aNobiane esaltano sia la scrittura sia l’argomento. Io resto leggermente perplessa, probabilmente dal non aver capito tutto a fondo. La mancanza di un terreno condiviso, fosse anche quello linguistico, mi pone nell’incapacità di poter  formulare una valutazione.

Quindi mi rimetto alla (clemenza della) corte.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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