Rock, Amore, Morte, Follia (e un paio di altre sciocchezze che i nipotini dovrebbero sapere), Everett

Scritto da: il 08.06.10
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Rock, Amore, Morte, FolliaAlzi la mano chi di voi conosce gli Eels. Bravi, avete una cultura musicale più vasta della mia. Lo ammetto, vostro onore, prima di questo libro non avevo mai sentito nominare la band di rock “alternativo” più famosa del mondo. Fatto sta che mi sono messa in tasca l’autobiografia del suo leader, Mark Oliver Everett, e me ne sono innamorata (della biografia, non del leader. Oddio, se ci penso anche un po’ del leader. Quando uno è una vera rockstar lo capisci subito).

In Rock, Amore, Morte, Follia (e un paio di altre sciocchezze che i nipotini dovrebbero sapere), edito dalla Elliot, non c’è alcuna sorta dell’autocompiacimento tipico della biografia. O, se c’è, è ben nascosto dietro il racconto dell’animo inquieto di Mark, che nasce e cresce all’interno di una famiglia davvero sui generis: un padre genio della fisica che passa le giornate completamente immobile, una madre assente psicologicamente, se non fisicamente; una sorella – Liz – che ha scelto la strada della droga e della depressione ( e che finirà suicida).

In questo marasma, invece di impazzire o di prendere una brutta strada, il ragazzo si aggrappa alla musica. All’inizio è solo un mezzo per uscire dall’isolamento spontaneo a cui la sua timidezza lo ha condannato a scuola. Poi diviene la cosa più simile ad una ragione di vita. Una magnifica ossessione. Mark compone, incide e invia alle case discografiche. Compone, incide e invia. Per anni. Fino allo sfinimento. Per anestetizzare il dolore, per superare il mal d’amore, per infrangere il muro delle droghe in cui la sorella rischia di trascinarlo.

Poi, la svolta: la sua musica arriva alle orecchie giuste. Cominciano a prenderlo sul serio. Ad apprezzarlo. Ma anche qui non tutto è oro quel che luccica: al contrario. La parabola di alti e bassi a cui Everett viene sottoposto è l’immagine, credo, di ogni artista che si rispetti: di qualcuno, cioè, che deve far dipendere il proprio sogno dal giudizio altrui. Everett impara in fretta ad accettare il fallimento, imparando a suon di delusioni che la soddisfazione nel creare musica non è quella datagli dai dati di vendita. E questo equilibrio, all’interno di una vita squilibrata che conta anche un matrimonio fallito con una bislacca dentista russa, è la sua salvezza come uomo prima e come artista poi.

Anche quando la morte irrompe a grandi passi nella vita del cantautore, lasciandolo praticamente solo, egli sa come reagire. E la sua musica diventa inno alla vita. Alla faccia di quelle rockstar “maledette per moda”, che magari vivono di eccessi senza nemmeno sapere cosa significa soffrire.

Da questa biografia viene fuori l’immagine di un uomo onesto con se stesso e col suo pubblico. Attraente, in qualche modo, benché chiaramente parte della schiera degli “alternativi”; quelli cioè che il mondo di lustrini vorrebbe rifiutare perché non si amalgama ad un’immagine che si ripete sempre uguale a se stessa.

Una bella voce fuori dal coro, dunque, questa di Mark Oliver Everett, che con stile diretto al limite del candido ci accompagna attraverso le pagine della sua vita e ci invoglia, suo malgrado, ad ascoltare le sue composizioni.

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    Interessante…moltooo interessante…

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