Ritorno a Pompei, Nothomb

Scritto da: il 30.09.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @VolandRitorno a Pompei è un libro atipico: non ha l’aria classica del romanzo, quanto quella del testo teatrale, costituito da sequenze di dialoghi ininterrotte e un timido spezzone descrittivo come coordinata iniziale e finale, al di là di ogni corporeità.

Ancora, non ha che due personaggi, costantemente in scena, dal principio alla fine; e delle volte è talmente surreale da mettere a dura prova la sospensione dell’incredulità del lettore. O meglio, da lasciargli il dubbio su cosa sia più plausibile.

Per una volta, infatti, non sappiamo assolutamente nulla più dei personaggi, non una parola che, dal contesto, ci faccia intuire quale dei due sia nel giusto e quale si dibatta cercando di contestare la realtà.

Il tema è dei più vecchi ed utilizzati nella letteratura, e non so dire quanti moderni libri lo abbiano sfruttato; il viaggiare nel tempo, la sua possibilità, l’ipotesi teorica, le aporie. Su queste ultime si concentra la Nothomb, nel sarcastico dialogo con il coprotagonista.

Protagonista infatti è la stessa autrice, o comunque un suo alter ego letterario, faccia a faccia con il futuro per fare, come sempre, considerazioni sul presente. Ho avuto l’impressione che, scrivendo di archeologia e futuro, si sia presa delle piccole rivincite sul suo tempo, rifilando al contempo qualche stoccata ai suoi critici.

Le domande che pone, i suoi dubbi e le sue curiosità sono le stesse di ciascuno di noi, questioni che non sappiamo e non sapremo mai dirimere, legittime ma errate nella loro formulazione; così affronta il Tempo, la Politica, la Letteratura, senza portarci comunque ad una soluzione.

La forma dialogica rende il libro asciutto e snello, e forse l’essenzialità è uno dei caratteri peculiari della Nothomb. Lo stile è quello cui i suoi lettori sono affezionati: caustico e semplice, diretto, un po’ surreale. Non mancano vere perle di ironia, che attraversano tutta la narrazione.

Mistero per me come faccia a tenermi sospesa fino alla fine del libro, ma mistero che non mi interessa sciogliere. Quel che conta è avere ancora da leggerne.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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