Ritorno a Bassavilla, Arona

Scritto da: il 01.02.10
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Pochi giorni fa ne ho parlato su Rivista inutile, ma vorrei tornare anche qui su un libro letto di recente, a metà tra saggio e racconto, Ritorno a Bassavilla di Danilo Arona. Già dal titolo le associazioni mentali mi hanno portata a ricordare un altro Ritorno molto amato, quello al mondo nuovo di Huxley come integrazione e valutazione del suo capolavoro.

Non è un’associazione casuale; anche Arona, infatti, ritorna sui temi e nei luoghi delle sue Cronache di Bassavilla, rielaborando, chiosando, aggiungendo annotazioni e considerazioni, pur utilizzando un registro da racconto gotico. Un po’ come un’escursione con guida di Bassavilla e dei suoi dintorni, Bassavilla che effettivamente è  Alessandria e la sua provincia, ma che funge anche da rappresentante di tanti paesaggi italiani infusi di brivido e stranezza.

L’autore, narrando spesso in presa diretta episodi della sua vita, racconta i misteri di pianura, di nebbie e fantasmi, alternando toni estremamente seri e toni canzonatori, dando l’impressione, in alcuni momenti, di volersi prendere gioco delle paure che lui stesso ci ha instillate, o dell’uomo nero che ci portiamo già dentro prima che si manifesti.

Per chi ha all’incirca la mia età il rimando è allo Zio Tibia, la voce che ci guidava nella scoperta dell’incubo e dell’orrore, spaventoso ma attraente al tempo stesso; in questo caso, però, si tratta di un delizioso gioco al gatto col topo con il lettore, una sfida all’incredulità.

Attraverso episodi tratti dalla cronaca o dalla storia locale, folclore, credenze popolari, estratti di vita vissuta Arona ci trasporta in un mondo di horror quotidiano, sempre presente ma mai esplicito: basta cambiare un po’ le luci alla realtà perché il lato tenebroso riesca a emergere, no?

Lo stile che usa è quello di chi racconta le favole nere intorno al fuoco, inserendo il dubbio in un tono rassicurante, senza dover ricorrere a forzature. Del resto la paura più autentica è quella che proiettiamo noi sugli eventi ordinari, e questo lo scrittore l’ha compreso più che bene.

Da leggere in una giornata nebbiosa e solitaria, per lasciarsi trasportare dalla suggestione, in una delle mille Bassavilla d’Italia.

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    Mi ispira, mi ispira molto. Finisce dritto filato nella mia “wish list”. Grazie!

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