Rian Ree, Gisolo

Scritto da: il 06.12.08
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Rian ree, Barbara GisoloNon avevo mai letto uno “Science Fantasy” per cui avevo solo una vaga idea di cosa attendermi da Rian ree di Barbara Gisolo. Ciò che mi aspettavo era o una ambientazione medioevale con inserti tecnologici, o un lontano futuro pieno di maghi e draghi. Invece ho scoperto un’opera ben più complessa e difficile da classificare che mi ha sorpreso per alcune idee originali.

Il romanzo racconta la storia di Brian, un anonimo ricercatore dei nostri giorni, che viene spedito in un mondo contiguo ove combattere una misteriosa epidemia e portare a compimento un’antica profezia…

Ciò che colpisce maggiormente dell’opera è la particolarità dell’ambientazione: il mondo della “Prima Luce” non è solo un universo parallelo ma è un più alto livello dell’esistenza. Coloro che vi abitano possiedono una incredibile sintonia spirituale con la natura e poteri mentali.

Non paghi di questo, cercano un modo per evolversi ancora oltre l’Immobilità. Interessante l’idea che tale innalzamento consista nel liberarsi dalla materia “pesante” che grava non solo sul corpo ma anche sullo spirito.

La trama è piuttosto lineare con pochi colpi di scena, molto più interessante è ciò che sta dietro: dai dialoghi ben curati, celati da oscuri riferimenti e termini apparentemente fuori contesto; emergono molti misteri riguardanti la storia passata dei personaggi. Il lettore è costantemente incuriosito e confuso sino al momento della rivelazione, un meccanismo che si ripete uguale per tutta l’opera.

Lo stile è piuttosto minimale, sia nelle descrizioni delle scene che dei personaggi, ma diventa evocativo nei passi che riguardano le interazioni dovute ai poteri mentali tra i personaggi.

Rian ree è, dunque, un romanzo che vanta una ambientazione ben curata, idee originali ed un complesso intreccio dei personaggi. Manca di pathos nelle scene d’azione, di approfondimento psicologico e di una trama veramente coinvolgente. Per i possibili seguiti direi che ci si può attendere qualcosa in più, anche perché, come recita il sottotitolo del libro: “Talvolta il male non è che un bene in divenire”.

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