Re per sempre, Cochran e Murphy

Scritto da: il 30.06.09
Articolo scritto da . Non c'è Compagnia senza un elfo, perciò - aderendo al contratto nazionale delle Orecchie a Punta - eccomi qua. Ho anche un nome normale, Alessandra, ma quelli che mi chiamano così si contano sulla punta delle dita. Voglio salutare papà, mamma, e tutti quelli che mi hanno permesso di arrivare fin qui...cosa? Non è il Festival di Sanremo? E va be', dai, siate buoni!!! ;)

Re per sempre – Cochran e MurphyIl ciclo legato a re Artù e ai cavalieri della Tavola Rotonda è stato spesso oggetto di riletture e revisioni più o meno riuscite e fantasiose. Pur non ritenendomi esperta sull’argomento, ho letto parecchio materiale in merito e devo dire che, salvo poche eccezioni, ho sempre trovato un po’ superfluo il ritrattare argomenti e personaggi sui quali grandi autori del passato come Malory e De Troyes hanno costruito delle vere e proprie leggende. Le eccezioni, per fortuna, non mancano ed è il caso di Re per sempre, scritto a quattro mani dalla coppia Molly Cochran e Warren Murphy ed edito per l’Italia da TEA.

I due autori affidano il ruolo di protagonista ad Hal, un alcolizzato con un passato da agente dell’FBI, che nella New York dei nostri giorni si trova a proteggere un orfano di dieci anni, Arthur Blessing, da un pericolo che giunge da molto lontano nel tempo e nello spazio. Il ragazzino, infatti, è venuto accidentalmente in possesso di una ciotola di materiale sconosciuto che sembra avere la proprietà di guarire qualsiasi ferita.

All’inseguimento della Coppa vi è un essere soprannaturale chiamato Saladin, il quale ha attraversato i secoli senza essere invecchiato di un giorno, grazie alla magia del preziosissimo oggetto. Arthur ed Hal sono costretti a fuggire in Inghilterra e lì trovano l’aiuto di un vecchio molto particolare. Questi svela loro di essere il Mago Merlino, tornato a nuova vita per proteggere la reincarnazione di Artù, “il re che fu e sarà”, secondo le leggende bretoni.

Arthur scopre così di essere destinato a tenere con sé la coppa che un tempo era chiamata Graal, ma anche di avere “portato con sé” l’anima del suo cavaliere più fedele, Galahad, che ha trovato rifugio nel cuore dell’ex poliziotto. La lotta per impedire al demoniaco Saladin di tornare in possesso della Coppa si rivelerà più dura del previsto e i nostri tre eroi dovranno mettere alla prova tutto il loro coraggio e la loro fede.

Scritto con linguaggio moderno e scorrevole, costellato di immagini vivide e sostenuto da un ritmo quasi cinematografico, “Re per sempre” è un libro godibilissimo sia per chi conosce bene il ciclo arturiano, sia per chi ne é completamente digiuno. I personaggi sono calati nella nostra realtà (o, per meglio dire, in quella americana) e l’eco della loro vita precedente li ammanta di un gusto epico che non sfocia mai nel banale e nel noioso.

Hal, o Galahad, è un duro dal cuore tenero, con un grosso trauma alle spalle che lo ha costretto ad abbandonare la polizia e a rifugiarsi nell’alcool; l’incontro fortuito con Arthur, troppo intelligente per avere solo dieci anni, si rivela per lui un’ancora di salvezza e lo scoprire di avere di fronte l’incarnazione del re leggendario è l’apice di una ricerca durata per un millennio. Merlin, incarnatosi invece nell’archeologo inglese Bertram Taliesin, è un vecchio arzillo, colui che ha il compito di tenere gli altri due con i piedi per terra.

A fare da contrappunto al bizzarro trio c’è un magnifico avversario: è Saladin, il Cavaliere Nero di arturiana memoria, qui descritto come un uomo di lucida crudeltà ed intelligenza, con una cultura plurimillenaria e un disprezzo fatale per gli altri esseri umani, datogli dall’immortalità acquisita grazie alla misteriosa Coppa. A lui sono dovute le parti più interessanti del libro, quando i suoi ricordi riportano il lettore alle due occasioni nelle quali il Graal gli era sfuggito dalle mani: la prima volta in Palestina, dove era finito sulla tavola di un profeta chiamato Gesù, e la seconda in Britannia, circa cinquecento anni dopo, dove il segreto era stato svelato da un vecchio mago al servizio di un re giovane ed idealista chiamato Arthur.

Passato e presente si fondono in un intreccio armonioso, che tiene i lettori incollati alla pagina grazie anche a parecchi spunti polizieschi. Su tutto lievita un’aura quasi malinconica, per un’era perduta dove cavalieri in armatura scintillante combattevano le ingiustizie.

Il finale, volutamente aperto, lascia il respiro per un seguito che purtroppo, per quel che ne so, non è mai arrivato. Da un lato, però, è meglio così: è piuttosto chiaro che l’intento degli autori non fosse quello di creare una saga, come oggi va tanto di moda, ma di celebrare l’immaginazione e il fantastico attraverso una delle leggende più radicate nella nostra cultura.

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