Quando il gioco si fa duro… Il falco maltese, Hammett

Scritto da: il 21.08.09
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

Falco malteseIn occasione degli ottant’anni della sua notissima collana di polizieschi (1929-2009), la Mondadori ristampa storie che, come si suol dire, han fatto epoca. Una di queste è Il falco maltese (The Maltese Falcon) di Samuel Dashiell Hammett (1894-1961), uscito negli States nel 1930 da cui, nel 1941 (in Italia nel ’47), fu tratto un film scritto e diretto dal John Huston con l’impareggabile Humphrey Bogart.

È probabilmente il romanzo più noto dell’Hard Boiled School della Crime Fiction americana; romanzo nel quale appare per la prima volta Sam Spade, il detective privato al di fuori dei ranghi e, quindi, delle pastoie istituzionali, che combatte la malavita e sbroglia gli intrighi a modo suo con metodi che sovente rasentano l’illegalità e procedure d’indagine tutt’altro che consuete.

Gli altri elementi che caratterizzano il genere non mancano: le donne più o meno fatali, ambigue, misteriose e intelligenti quanto basta per sembrare innocenti; in ogni caso sempre giovani e belle: mai una volta ci s’imbattesse in una bruttina stagionata, bisognosa di qualche seduta dall’estetista e dal dentista; a seguire: segretarie devote, poliziotti e procuratori distrettuali i quali, oltre a non aver il minimo senso dell’opportunità, pur disponendo di maggiori mezzi, sanno sempre imboccare la pista sbagliata, credendo che il loro collega (o ex collega) che lavora nel ramo privato ostacoli la giustizia non capendo, immancabilmente, che è l’esatto contrario.

A ciò si aggiunga quella dose di mistero – preferibilmente esotico – che dà ragion d’essere allo svilupparsi dell’intera vicenda (nello specifico di questo romanzo, la statuetta-gioiello di un falco che ha le sue origini nella prima metà del XVI secolo), si condisca i tutto con le solite sparatorie, qualche scazzottata ove e se occorre, occasionalmente botte in testa che sarebbero da Pronto Soccorso ma – che volete? – i duri hanno la testa dura e non han tempo d’andarci e l’hard boiled all’americana è servito.

Come e quanto siamo lontani dalle “celluline grigie” del pacifico e solo nominalmente erculeo Poirot, che era nato dieci anni prima, nel 1920, con The Mysterious Affair at Styles (Poirot a Styles Court); e Maigret nascerà ufficialmente nel febbraio dell’anno successivo (il 20, per la precisione), nel 1931, col sfarzoso lancio notturno del romanzo Pietr-le-Letton (Pietro il lettone).

La Francia, nella sua tradizione di storie poliziesche e noir non ha detective privati o sono canaglie e giustizieri-avventurieri (Rocambole, Lupin, Fantômas) o sono commissari (Maigret), o, più esattamente, a quanto ne so, ne ha uno solo: quel Nestor Burma nato dalla penna di Leo Malet (1909-1996), salutato come contraltare di Simenon. Che abbia subìto nel dopoguerra gli influssi dell’Hard Boiled School (che proprio in quel periodo cominciava ad essere tradotta in Europa) sembra essere stato André Héléna (1919-1972), a lungo dimenticato ma recentissimamente tradotto nel nostro Paese (da Aìsara nel 2008/9).

Detto questo, non che la tradizione del poliziesco a enigma non ci fosse già negli Stati Uniti: nel 1926, quattro anni prima di Sam Spade, l’apprezzato critico letterario e d’arte Willard Huntington Wright (1888-1939) col romanzo The Benson Murder Case (La strana morte del signor Benson) che firmò con lo pseudonimo S.S. Van Dine, fece conoscere al pubblico il raffinato Philo Vance.

Quattro anni più tardi, nel ’34 con Fer-de-Lance (La traccia del serpente) un certo Rex Stout (1886-1975) proponeva un detective privato che da subito aveva e col tempo continuerà letteralmente ad avere un notevole peso nel poliziesco americano: era pure un immigrato, originario del Montenegro, si chiamava Nero Wolfe. Ma in Stout con l’accoppiata Wolfe (genio deduttivo, sedentario, misogino) Archie Goodwin (braccio destro e uomo d’azione, sensibile al fascino femminile) si può intravvedere un tentativo (non c’è che dire: ben riuscito) di fondere la tradizione del giallo alla Dupin e Sherlock Holmes con quella alla Sam Spade e Philip Marlowe.

Dashiell Hammett con questo e con i due romanzi precedenti del ’29 – Red Harvest e The Dain Curse – si era accreditato presso il pubblico e la critica come il creatore dell’Hard Boiled Crime Fiction ma, a quanto pare, nello scrivere questo nuovo genere di narrativa poliziesca qualcuno lo aveva preceduto già nel 1923 con racconti pubblicati su Black Mask e, dal 1926 con romanzi; era Carrol John Daly (1889-1958) che, appunto già dal ’23 aveva proposto il suo detective Race Williams.

Nel Falco maltese, i personaggi non sono molto approfonditi dal punto di vista psicologico. Quegli scarsi tratti della personalità con cui son caratterizzati sembrano derivare lombrosianamente dai tratti somatici, prova ne sia l’incipit del primo capitolo che descrive minuziosamente il volto del protagonista fino a concludere che “Sam Spade sembrava un satana biondo. Quasi attraente.”

Altri scampoli del carattere dei personaggi si possono dedurre dal loro comportamento. Si hanno quindi le belle, gli angeli (la segretaria che, per esperienza ed intuito, sa cosa si debba fare), i poliziotti, il grassone, il levantino, il ragazzotto che, a mala pena hanno un dovuto nome e cognome. Che Hammett non amasse indulgere sulla definizione dei personaggi lo si poteva già capire proprio dai due citati romanzi del ’29 in cui il detective viene a mala pena descritto fisicamente e, privo di nome proprio, viene indicato iponimicamente col nome dell’agenzia investigativa per cui lavora: Continental Op.

Con questa schematizzazione e, tenendo conto dei circoscritti territori inventivi imposti dal genere poliziesco e dal sottogenere Hard Boiled, si perviene a una sorta di commedia dell’Arte in salsa gialla. A sostegno quest’osservazione basterebbe sottolineare che, salvo che per qualche mezzo capitolo, tutta l’azione si svolge in interni (ufficio o casa di Spade, stanze o atrii d’albergo) il che, volendo, facilita un’eventuale trasposizione teatrale del romanzo. Inoltre le descrizioni dei luoghi e del dove e come si posizionano i personaggi sono spesso così dettagliate da far pensare ad indicazioni di scena.

Se da un lato la struttura della storia è circolare, dall’altro la narrazione, in terza persona, è lineare con alcune scene che sembrano ripetersi e che sarei tentato, talvolta, di chiamare “quadri” al punto da dare non di rado la strana sensazione di star leggendo un fumetto senza tavole. Non meraviglia, allora che solo quattro anni dopo la pubblicazione di The Maltese Falcon Hammett scriva il canovaccio delle prime storie dell’Agente segreto X9 illustrate da Alex Raymond (1909-1956) che cominciarono ad uscire verso la fine del gennaio 1934 (NOTA: Di Raymond è forse più noto il personaggio di Flash Gordon di cui iniziò a pubblicare le strip una ventina di giorni prima di lanciare l’Agente segreto X9. Qualcuno ricorderà il film del 1980 col medesimo titolo, forse non tanto per la sua eccezionalità, quanto piuttosto per la partecipazione della nostra Ornella Muti – nel ruolo della principessa Aura – e, soprattutto, per la colonna sonora realizzata dai Queen).

A ben pensarci, era naturale che ad uno come Hammet che da giovane, aveva davvero lavorato come investigatore presso la famosa agenzia Pinkerton, l’individualità, l’iteriorità dei personaggi interessasse poco a vantaggio dei puri fatti, dell’intreccio, della vicenda in sé. Sia pure non essendone l’iniziatore, con far prevalere i fatti e con i suoi personaggi realistici e “duri”, Samuel Dashiell Hammet aveva mostrato un esempio più vero e vicino ai lettori americani di quello che potevano dare i delitti impossibili, buoni per titillare le “celluline grigie” europee (anche se il via a questo tipo di misteri l’aveva dato uno statunitense doc come E.A. Poe).

Per dirla con un altro grande esponente dell’Hard Boiled School, Raymond Chandler:

“Hammett ha restituito il delitto alla gente che lo commette per un motivo, e non semplicemente per fornire un cadavere ai lettori;
e con mezzi accessibili, non con pistole da duello intarsiate, curaro e pesci tropicali”.

Che dire? Ogni altra parola suona inutile. Bisogna leggerlo!

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