Poesia o narrativa? – Argo il cieco, Bufalino

Scritto da: il 28.07.08
Articolo scritto da . Io sono Livia, classe 1980, e ho un problema con la lettura: leggo sempre, leggo tutto, leggo troppo. Ho contratto questo morbo da bambina, ma non esistendo un vaccino si è cronicizzato. Ho letto anche per lavoro, all'interno di una casa editrice. Credo che leggere sia sempre un bene, e che ci sia il libro "giusto" per ogni persona. E questo è ciò che voglio fare per gli altri internauti: metterli in contatto col libro che li sta aspettando. In alternativa la gestione di questa gabbia di matti mi aiuterà per quando diventerò imperatrice del mondo, supportata da Leto e Minerva.

Copertina @aNobiiQuando si inizia a leggere Argo il cieco di Gesualdo Bufalino la perplessità diventa legittima: si tratta di narrativa o di poesia? Si può restringere a tal punto il campo sulla scrittura di Bufalino da riuscire ad incasellarlo, ma forse sarebbe più corretto dire “incastrarlo” dentro una categoria?

Io non mi pongo oltre il problema, lascio a voi scoprire se questo lungo flashback, queste memorie appartengano a qualcosa di riconoscibile o non siano un modo completamente particolare, quindi unico, di descrivere il mondo. Posso essere sicura che alcune descrizioni siano davvero pura poesia, fatta di quel che a me piace: parole, suoni, ritmo e poetica.

Il ricordo dei giorni di gioventù è solo il pretesto per affrescare in tutte le sue sfumature una sicilianità concreta, vivida, espressa nei gesti e nella loro assenza. Situazioni già viste e già sentite, ma con un taglio talmente diverso da non sfociare nello stereotipo, vissute con partecipazione.

Sulla trama ho poco da dire: è una storia normale e universale, d’amore non corrisposto, di amori estivi e immaturi, di sentimenti più pensati che reali, di illusioni e speranze. Comune, direi, a tutti almeno una volta nella vita, una storia che riporta all’adolescenza, ai profumi andati, ai palpiti cui non siamo più abituati.

Certo, è spesso di ostica lettura, per la scrittura pesantemente barocca, un ricco flusso di parole come suoni; lasciandosi cullare da questa sonorità spesso si perde contatto con lato significante, per cui diventa necessario rileggere alcune parti per avere chiarezza nei passaggi. Non bisogna però pensare che sia una prosa sbrodolante d’inutilità: è netta, di grande respiro, non aulica ma poetica.

Infinite poi le citazioni letterarie e filmiche, per fortuna con un ampio corredo di note. Si va dai classici di antichi scrittori a opere cinematografiche non sempre famose (come il vecchio fantastico Hellzapoppin, che vi consiglio caldamente).

Ma, se si va con calma, ne vale davvero la pena, per riemergere dalla lettura con lo spirito “alleggerito”. A voi una citazione che mi ha molto colpita e su cui sto ancora riflettendo:

che morire è un verbo altrettanto incoativo che vivere…

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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