Piccoli crimini coniugali, Schmitt

Scritto da: il 24.09.09
Articolo scritto da . Nato un lunedì di più di mezzo secolo fa a Padova, con usi e costumi veneziani e, mi fu detto, con qualche goccia di sangue ungherese da parte di un bis bis materno, mi guadagno da vivere cercando di insegnare Inglese agli studenti di una scuola media della mia città, Mestre, dove vivo da quando son ritornato da Padova dopo esser nato (con un'iniziale quinquennale parentesi al Lido di Venezia dalla nonna). Prendendo a prestito l'incipit dei "Memoirs" di un mio illustre concittadino di due secoli fa - Carlo Goldoni - posso con certezza affermare che, ancor di più della sua, "ma vie n'est pas importante"; io sono quello che scrivo: il resto è amleticamente silenzio.

piccoli crimini coniugaliLeggendo questa pièce del 2003, si verrà a sapere che il titolo dato, Piccoli crimini coniugali, è quello di un romanzo poliziesco scritto dal protagonista Gilles il quale, per un incidente domestico, banale ma non per questo privo di conseguenze, ha perso la memoria a medio termine. Ricorda eventi e saperi di molto tempo fa, ma di essere un giallista, di avere una casa, una moglie, abitudini, manie proprio non rammenta.

“L’amnesia è strana”, afferma, “è come una risposta a una domanda che si ignora”. Ma sotto il profilo drammatico, il suo non ritrovarsi – in casa, fra quelle che erano le sue cose, con la moglie Lisa – a cui inizialmente dà del lei benché se ne senta fisicamente attratto – pone in essere mille situazioni e ipotesi che agiscono nel tempo: “Cammino sul filo,” afferma ancora Gilles, “mi mantengo nel presente, non ho paura del futuro, ma temo questo passato.”

Chi era veramente lui prima? E questa bella donna che “dice” di esser sua moglie, lo è veramente o è qualcuna che vuole plasmare il suo passato per dargli un presente (e futuro) a proprio piacimento? Che desidera tenergli nascosto qualcosa di orrendo del suo o del proprio passato?

L’amnesia di Gilles (vera o presunta?), grazie a ben dosati colpi di scena determinati da repentini quanto inaspettati ribaltamenti di prospettiva, rende possibile formulare tutte le ipotesi della vita di coppia e dei sentimenti e delle più tacite, nascoste, abiette, tenere, inespresse intenzioni dei singoli componenti fino ad una conclusione che è poeticamente anche un nuovo inizio e un ennesimo ribaltamento di situazione se non, anche, di ruoli.

E, come ho già accennato parlando di un altro dramma dello stesso autore qui in Piccoli crimini coniugali forse ancor di più che ne Il visitatore, è possibile vedere in azione l’aspetto pragmatico della lingua nel senso che basta una battuta o due e una situazione che sembrava ormai certa, assodata, definita nei suoi contorni, muta, perde consistenza, si ribalta, sfuma facendone intravvedere un’altra possibile e logica… vera?

Forse anche i sentimenti e tutto ciò che ci sta e gira intorno, per usare le parole di un altro grande drammaturgo, sono fatti “della stessa sostanza dei sogni” perché, osserva Gilles “Una coppia non è la realtà. È prima di tutto un sogno che si fa insieme, no?”

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