Patty Diphusa, Almodovar

Scritto da: il 14.10.09
Articolo scritto da . Marzia, vent'anni, studentessa di Letterature europee moderne. Ha acquisito il senso dell'orientamento contemporaneamente a quello critico grazie all'Università La Sapienza. Londinese in una presunta vita precedente. Lettrice, scribacchina e blogger. Se credesse nel Paradiso, lo vorrebbe come quello dei sogni di Virginia Wolf.

patty diphusaWarhol prese Edie Sedgwick e ne fece quel che voleva, fino allo sfinimento pur di renderla perfetta per sé. Pedro Almodovar le sue donne perfette ha cominciato a trovarle prima nella testa, poi nelle attrici con cui ha collaborato. Dalla sua testa nasce Patty Diphusa, simbolo e sintomo di un momento artistico mondiale che quasi soffoca sotto la valanga innovativa delle idee e le perversioni di Andrew Warhola.

Pedro Almodovar le sue le incarna in una bassa e tonica protagonista di film porno, scrittrice a tempo perso per riviste e soprattutto insonne. È fondamentale, dice Almodovar a Patty quando si lascia intervistare da lei (oh sì, maniacale), che la sua Diphusa non dorma mai, perché è alla continua ricerca. Di un senso, dell’amore, della soddisfazione a tutto tondo. D’altronde parliamo degli anni 80, dove la movida spagnola ti trascina e basta. Se non brilli, non ci sei. Non vali niente.

Patty incontra chiunque e racconta ogni cosa, è la diva del momento (un momento lungo la sua vita) e la reginetta delle sveltine nei bagni dei locali. È in continuo movimento e continua elaborazione cerebrale. Parla solo di quello che è superficiale come lei, eppure la somma di tutte le banalità di chi ha intorno, dei desideri comuni a tutta una generazione di wannabe, dei vizi segreti e invece raccontati in maniera così plateale scavano a fondo in un personaggio, nel suo autore, nel mondo che racconta. La superficialità diventa cosa dimenticata, e ci si ingroviglia in storie d’amore e scampi.

Così la protagonista si dimostra per quella che è, pagina dopo pagina: sicura di dove vuole arrivare, confusa su come farlo, disinibita, implacabile, inafferrabile. Come Madrid, la Madrid che si risveglia dopo Franco e mette da parte tutto per ballare in strada. Senza dimenticare, ma mettendo da parte come in un archivio chiuso a chiave, che sta bene oltre una porta chiusa a chiave, che è in una casa chiusa a chiave. Mentre la città e tutti i suoi abitanti sono in strada, e non vogliono dormire. Vogliono godersi anche il più semplice gesto di libertà, e lo fanno attraverso la trasgressione e lo svuotamento dei valori.

Per questo Patty è amata, dal primo momento in cui appare nelle riviste underground spagnole negli anni Ottanta, e continua ad essere amata a oltranza. Patty ha il coraggio di vivere come le conviene ma anche di rivelarsi per quella che è, attraverso lo stesso metodo del suo creatore: attraverso la scrittura. Una pubblicazione fissa su una rivista, dove l’io esagerato si promuove, si mostra, si analizza da lontano con una rilettura anche se veloce e infine si confessa, perdutamente, a chi ha letto le righe e tra le righe.

Questo libro però non offre in pasto a noi solo Patty, ma anche altre storie. Ognuna con un suo modo di essere e un suo motivo d’esistere. Il tutto senza veli, con citazionismo, e riferimenti filmici di altri livelli. Personalmente, a Pedro Almodovar, batto le mani anche in questa veste di scrittore.

  • http://thelorereport.blogdo.net/ Carlo Lo Re

    Ricordo che di questo libro un annetto fa sono riuscito a scovare, in una bancarella appena fuori la Metro di Bucarest, una edizione in romeno che ho portato ad una amica con la passione per Almodovar …

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    Ricordo che di questo libro un annetto fa sono riuscito a scovare, in una bancarella appena fuori la Metro di Bucarest, una edizione in romeno che ho portato ad una amica con la passione per Almodovar …

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