Padri e figli, Turgenev

Scritto da: il 09.09.08
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Copertina @GarzantiBazarov è l’archetipo del nichilista russo ottocentesco.
In lui si vede sorgere per la prima volta quell’ossessione continua che occuperà il pensiero di tutti i più grandi maestri russi di quel secolo: l’uomo nuovo, non più russo, votato al nihil, alla negazione di ogni valore nobiliare, patriarcale, religioso, che per secoli hanno tenuto in piedi l’anima della grande madre Russia.

Fu un avvento sconvolgente, per una società che abolì la servitù della gleba soltanto nel 1861 (quando da noi si compiva l’unità d’Italia): un avvento che lungo il secolo prese caratteristiche più marcate, che si sviluppò in anarchia (Bakunin), socialismo ed infine soviet.

Il primo germe (letterario), la prima volta che questo uomo nuovo viene nominato dalla letteratura russa è in Padri e Figli, di Turgenev; ed è Bazarov che per la prima volta si dà un nome, si chiama nichilista.

È ancora una figura indefinita, priva di una direzione sociale specifica: incerto anche Turgenev sulla connotazione che Bazarov avrebbe preso negli anni a venire, ambienta il romanzo poco prima della liberazione dalla servitù della gleba; il suo eroe è votato al nihil, ma quando gli si chiede cosa farà, dopo aver negato tutto, Bazarov tace.

Turgenev era molto amato dalla gioventù progressista russa: il suo Memorie di un cacciatore aveva dato una spinta decisiva all’abolizione della servitù; adesso l’uscita di Padri e Figli gli procura l’antipatia di quella stessa gioventù: Bazarov è una figura aspra e per nulla accomodante, e l’autore la tratta con onestà artistica, non la addolcisce in nulla, non le concede sconti.

Lo stesso neologismo “nichilista” sembra ai progressisti russi un’invettiva.
L’autore soffrirà moltissimo questo “equivoco”, e ne scriverà molto:

Volevo fare di lui una figura tragica, non c’era posto per tenerezze. È onesto, sincero e democratico fino alla punta delle unghie: e Voi trovate che in lui non ci sono lati buoni? (…) Avevo sognato una figura cupa, selvatica, grande, per metà venuta su dal suolo stesso, forte, spietata, onesta, e tuttavia votata alla rovina, perché è ancora l’anticamera del futuro. E i miei giovani contemporanei, scuotendo la testa, mi dicono: Tu, fratello, hai fatto una stupidaggine e ci hai persino offeso: Arkadij t’è venuto più puro, dovevi lavorarci un po’ di più (…) Finora hanno capito Bazarov completamente, cioè hanno capito le mie intenzioni solo due persone: Dostoevskij e Botkin.

Eppure Bazarov, irritante e tragico, è tutto il romanzo.
La struttura dell’opera è simmetrica e lineare: le due locazioni principali (e praticamente uniche) sono le case in campagna dei padri (di Bazarov e di Arkadij) tra cui fanno la spola i due figli.

Nel contatto e confronto tra questi giovani nichilisti ed i vecchi padri legati alle tradizioni nobiliari e incapaci (anche se desiderosi) di stare al passo con i tempi, si svolge tutta la trama.

Non sarebbe un romanzo eccezionale.
Ma c’è Bazarov, in cui Turgenev ha fissato, come in un’istantanea, l’infanzia del pensiero moderno russo.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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