Omicidio a Road House Hill, Summerscale

Scritto da: il 25.08.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

Omicidio a Road Hill HouseNel 1860 a Road, un paesino nella campagna inglese, avvenne un brutto fatto di sangue. Una dozzina di persone dormivano indisturbate a Road House Hill quando una di loro venne barbaramente uccisa.

Gli indizi si concentrarono quasi subito sugli abitanti della casa, padroni e servitori, perché sembrava impossibile che l’assassino fosse venuto dall’esterno. C’era un cane in giardino che, esattamente come il mastino dei Baskerville nel celebre romanzo di Sir Conan Doyle, non aveva abbaiato: quindi come era potuto un estraneo penetrare nella casa?

Lo so cosa state pensando: che vi stia raccontando la solita trama da giallo inglese, neppure troppo originale perché sembra ricordarcene mille altri già letti.

Eppure, non è affatto di una storia inventata che stiamo parlando.

Nel suo Omicidio a Road Hill House Kate Summerscale ci riporta la cronaca fedele del primo vero “delitto moderno” avvenuto in Gran Bretagna. O forse dovrei dire, più propriamente, del primo delitto che si cercò di risolvere con metodi “moderni”, grazie alla neonata figura dell’ispettore detective.

Questa brutta faccenda non fu infatti un omicidio tra tanti, nell’Inghilterra di allora. Fu il caso di cronaca nera che scosse l’opinione pubblica britannica, spingendola con forza verso una predisposizione di spirito, quella verso il macabro, che forse non sapeva di avere. Il grave fatto di sangue scioccò ma soprattutto incuriosì le coscienze inglesi, che si lasciarono andare a ogni genere di intuizioni e deduzioni.

Da lì, il passo a trarre l’ispirazione dal lavoro dell’ispettore Witcher, incaricato del caso, per creare dei suoi emuli letterari fu breve. Dai giornali si arrivò ai romanzi e il fatto di Road House Hill fece da apripista al genere letterario che trovò tra i suoi fondatori nomi eccellenti, di certo noti a chi ama il genere giallo: Conan Doyle, Wilkie Collins e persino Dickens e il suo “la casa desolata”.

Un caso eccellente quindi, che nel bene ma soprattutto nel male fece parlare di sé fino alla sorprendente e insperata soluzione, che l’autrice ci riporta con il rigore di uno storico ma anche con la verve di una scrittrice di genere.

Dimenticatevi infatti la cronaca sterile che pare un rapporto di polizia: questa assomiglia, anzi è un romanzo, spumeggiante e godibile. Eppure, della cronaca conserva il rigore con cui i fatti vengono riportati, sia quelli strettamente connessi al caso sia quelli, altrettanto interessanti, su come si muoveva la criminologia ai suoi esordi.

Senza chiari riferimenti, come se fosse anch’essa senza indizi, essa procedeva a volte a tentoni, affidandosi molto all’intuizione del singolo ispettore, data la scarsa capacità di raccogliere prove e conservarle. In mancanza di questa intuizione, si assisteva a indagini sommarie, spesso appesantite da pregiudizi radicati.

Gli errori giudiziari e il mancato riconoscimento del minimo rispetto di chiunque fosse coinvolto nel delitto, seppur non colpevole, agli occhi del lettore moderno può suscitare orrore ma era, forse, soprattutto ingenuità. L’intero sistema si sarebbe affinato con il tempo.

Questo libro lo consiglio a tutti gli appassionati di gialli: scommetto che la troveranno una lettura molto interessante.

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