Omicidi sulla collina, Hill

Scritto da: il 19.05.10
Articolo scritto da . Classe 1975, appartengo a coloro che stanno assistendo impotenti al ritorno degli anni ottanta, sapendo che prima o poi ricompariranno anche loro, le odiate spalline. Nelle mie giornate di almeno 28 ore l'una amministro un'azienda per lavoro, un forum di viaggi per passione, e una famiglia per amore, composta da un altro membro umano, mio marito, e due felini. In tutto questo leggo, sempre e dovunque perché senza libri non potrei vivere. Scrivo, perché è un puro piacere farlo. Viaggio, perché solo con la fantasia non mi basta.

omicidi sulla collinaL’affascinante ispettore capo Simon Serrailler, la punta di diamante della produzione di Susan Hill, fa il suo esordio proprio in questi Omicidi sulla collina, pubblicato peraltro in tempi molto recenti, nel 2004, quando ormai una delle migliori scrittrici inglesi viventi aveva superato la cinquantina. La Kowalski editore l’ha proposto al pubblico italiano nel 2007 nella sua collana noir (collana peraltro che invito a tenere d’occhio, ci sono parecchi titoli interessanti), scegliendo di stravolgere completamente il titolo originale, The Various Haunts of Men. È una decisione che non sempre condivido, ma stavolta mi trova d’accordo: trovo il titolo italiano non solo più accattivante ma anche meno fuorviante di quello inglese.

Riprendendo ciò che ho scritto la scorsa settimana a proposito della Principessa di ghiaccio, anche questo libro di Susan Hill va al di là della definizione di semplice thriller. Mi piace molto il termine inglese “crime novel”, trovo che gli calzi a pennello: mi fa pensare a libri che si possono leggere sia come polizieschi che come romanzi puri e semplici, e di fatto questo vale per tutta la serie con protagonista Simon Serrailler (cinque i titoli fino ad ora pubblicati oltre Manica).

La piccola e borghese cittadina di Lafferton, dove è ambientato questo Omicidi sulla Collina, fa da sfondo alle indagini dell’ispettore capo protagonista dei libri della Hill. Qua tutti gli abitanti sembrano ruotare un po’ intorno alla famiglia Serrailler, che con i suoi membri belli e invidiabili (anche se con la loro buona dose di problemi, ovviamente) è il vero fulcro della comunità: la fattoria di Cat Deerbon, la gemella di Simon, o la casa dei loro genitori sono i luoghi intorno ai quali finiscono per gravitare quasi tutti i personaggi del libro.

Questo succede tra i tanti anche a Freya Graffham, giovane e bella sergente di polizia trasferita a Lafferton dal MET di Londra. Meriel, madre di Simon e indiscusso baluardo della piccola comunità con le sue numerose attività filantropiche, è la prima a spalancarle le porte sociali per farla sentire a casa. Freya finirà per affezionarsi alla famiglia e, come molte donne prima di lei, per innamorarsi di Simon, malgrado gli avvertimenti di chi lo conosce bene a lasciar perdere.

Ma dov’è la trama gialla in tutto questo, vi chiederete voi?

C’è eccome: nonostante la mia scelta qua sia stata quella di introdurvi nel contesto generale nel romanzo prima che in ogni altra cosa, la storia esordisce con la sparizione di un’infermiera. Alla prima ne seguono altre e nessun legame sembra esserci tra gli scomparsi se non quello, labile, di essere stati avvistati sulla collina di Lafferton prima di far perdere le loro tracce.

Quel che è stato strano, ed anche intrigante devo ammetterlo, è che in questo libro non c’è omicidio noto per parecchie pagine. Lo sconosciuto serial killer inizia a raccontare la sua storia al lettore sin dall’inizio, così che esso apprende informazioni non note alla polizia. Mentre in assenza di qualsiasi cadavere ancora si cercano persone vive e anzi, si batte per un po’ di tempo la pista delle sparizioni volontarie, chi legge il libro sa che sono tutte morte ed è sconcertato da come le indagini siano lontane dalla verità. Parlando di sé, inevitabilmente l’assassino inizia a svelarsi e la lotta tra il lettore e gli investigatori diventa impari: quando ancora Freya o Simon non hanno veri elementi per procedere noi iniziamo a intuire chi sia davvero il mostro.

Questo sviluppo atipico della trama spiazza fino alla fine perché porta a un finale imprevedibile, agghiacciante e in parte crudele eppure all’altezza di tutto il libro, davvero bello ma capace di lasciare l’amaro in bocca a più di un lettore. Lo stesso che, appena finito questo, correrà in libreria a comprare il secondo, sono pronta a scommetterci. Per quel che mi riguarda , ve ne parlerò la prossima settimana.

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